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Nell’archivio del Bfi di Londra la tesi del paolano Di Cecca

Una piacevole notizia che interessa un nostro concittadino giunge dalla civile ed evoluta Inghilterra.
Il prestigioso British Film Institute (Bfi), ente britannico cinematografico di Londra, ha infatti inserito nel suo storico archivio la corposa tesi di laurea dello scrittore e poeta paolano Vincenzo Di Cecca, laureatosi nel 1997 allo Iulm di Milano.
La dissertazione del Di Cecca è intitolata “L’opera cinematografica di Michael Powell e Emeric Pressburger (dal 1939 al 1957)” e si concentra sull’analisi dei film che i due famosi registi britannici summenzionati hanno realizzato insieme. Queste pellicole sono, secondo il paolano Vincenzo Di Cecca, ancora attuali perchè possiedono un fascino straordinario in quanto indagano le motivazioni più profonde che stanno dietro alle scelte degli esseri umani, non trascurando mai il ruolo che l’arte occupa nella loro vita. Un titolo che spicca fra tutti quelli degli “Archers” (come il duo si faceva chiamare), nonchè loro maggior successo di critica e di pubblico, è senz’altro “Scarpette rosse” del 1948 con Anton Walbrook e Moira Shearer, quest’ultima nella parte della ballerina che non sa decidersi a sceglier tra arte e vita, perdendo tutto alla fine.

SBIRCIATO su CALABRIA ORA del 20/12/2011

 

Pubblicazioni:

Il castello del malessere. Frammento di autobiografia

Libro di Di Cecca Vincenzo , edito da Pellegrini, 2008

«Ho concepito questo mio libro, “Il castello del malessere”, come un catalogo di ossessioni, di idee fisse, ricorrenti. Iddio, se esiste, è stato crudele con me perché mi ha fatto dono di una malattia che nessuno, me compreso, può conoscere a fondo. Possono esserne colti solo gli effetti attraverso un lungo percorso di analisi… Mentre mi accingo a narrare la mia storia osservo il mio corpo con distacco: è come se al posto degli occhi ci fosse una telecamera che lo scrutasse alla stregua di un’opera d’arte da studiare meticolosamente, da ammirare. Gradualmente, guardando la mia immagine riflessa come davanti ad uno spietato specchio, ho preso la consapevolezza della mia autocoscienza. Tutto ciò che mi circonda ha cominciato ormai a farmi ribrezzo, lo considero irreale e spesso penso di vedere cose che forse non ci sono…».

SBIRCIATO su unilibro.it

 

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