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Incontro organizzato dal circolo di Futuro e Libertà della città tirrenica.

Amantea”, così lo ha denominato il professor Piero Greco padre putativo della subacquea del Tirreno cosentino e forse dell’intera regione, autore d’iniziative di grande valore etico, che hanno fatto clamore in tutto il mondo, capaci di avvicinare le persone con disagi diversi a vivere intensamente il mare. Greco era ospitato nell’ambito di una specifica conferenza stampa organizzata dal locale circolo di Futuro e Libertà, introdotta dal presidente Nuccio Morelli, che ha promesso di avviare un ciclo mensile di iniziative atte a promuovere le ricchezze del territorio, e conclusa dal vice coordinatore regionale del partito, Francesco Grandinetti.
Assieme al suo gruppo, si è reso anche protagonista forse di una delle scoperte più interessanti, nell’ambito della biodiversità marina, mai realizzatesi in Calabria. Un evento di cui si sta interessando l’Università della Calabria e che ha sorpreso tutti i biologi marini italiani.
La popolazione del corallo individuata ad un miglio e mezzo circa a largo di Amantea, è piuttosto rara e di grandissimo pregio scientifico, basti pensare che in Italia ne sono state scoperte non più di tre o quattro di dimensioni diverse (Favignana, Portofino e Scilla). Sono animali che probabilmente popolano il sito amanteano da non meno di 400 anni e di una bellezza mozzafiato. «Conoscevamo la zona dal punto di vista subacqueo – ha affermato –
ma la secca che si trova a circa un miglio e mezzo ci ha sorpreso. Pensavamo avesse un solo cappello a circa 47 metri e quindi non avevamo mai oltrepassato quel livello anche per la presenza della mucillagine naturale.
Considerato che da qualche anno abbiamo acquistato due scooter subacquei che ci consentono di procedere a velocità doppia,abbiamo deciso di ritornarci. Giunti sul posto ho notato la presenza di un pescatore ad alcune decine di metri da me. Dopo averlo raggiunto e chiesto lumi ho compreso che doveva esserci un’altra area della secca. Una prima immersione ha dato conferma alla mia intuizione: l’esistenza di un altro cappello che, a differenza dell’altro, presenta una franata, con grotte, e quindi ricche di pesce. Durante la seconda immersione abbiamo subito notato una colonia di gorgonia rossa. Una cosa confortante, e la terza volta siamo andati oltre, verso Amantea seguendo il corso della franata. Dopo aver visitato una parte della stessa mi sono accorto di un’arborescenza bianca. In verità sapevamo che questo animale vive al di sotto di 15 gradi di temperatura e invece
li ci troviamo ad almeno 18. Nel tornare indietro ci siamo poi trovati davanti ad uno scoglio completamente avvolto del corallo. Un entusiasmo indescrivibile ci ha pervasi.
L’habitat è contraddistinto da correnti da sud (di scirocco). All’inizio sembrava un antipathes e invece si tratta, come ci hanno confermato gli studiosi dell’Unical, di un’antipathella subpinnates, il famoso corallo nero, appunto. Un’autentica rarità oltre che una specie protetta».
Il corallo nero non è esportabile e predilige i mari africani. Non vive da solo ma insieme ai celenterati, ai pesci. La franata in cui si trova, ha fortunatamente una protezione naturale, dovuta proprio alla franata esistente.
«Le colonie –ha affermato ancora il professor Greco – le abbiamo trovate tra i 54 e i 59mt di profondità.
Il progetto e’ quello di fare una mappatura dei luoghi e analizzare il DNA con l’aiuto dei professori dell’Unical. Ma c’è bisogno di aiuti economici che speriamo le istituzioni ci possano riconoscere».

Ma la scoperta ha anche un valore diverso, in relazione allo stato di salute del mare amanteano. Alla domanda su questa questione le risposte del professor Greco sono state chiarissime. «La prima fascia batimetria (da 0 a 6/7 metri di profondità e 50 metri dalla battigia) – ha precisato – risente molto dell’inquinamento umano, anche se quello fognario registra un leggero miglioramento. L’habitat a largo, invece va molto bene. Oltre, purtroppo, c’e lo strascico, che è devastante per le biodiversità». A chiudere la conferenza stampa, Francesco Grandinetti vice coordinatore FLI calabria. “Lo spirito che vogliamo portare avanti, assieme al presidente Morelli – ha detto – è quello di portare avanti una politica nuova, che si avvalga delle competenze».

di RINO MUOIO

SBIRCIATO su IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA del 23/12/2011

Per approfondire:

20/03/2009

CALABRIA: SCOPERTA LA PIU’ GRANDE FORESTA DI CORALLO NERO

Trentamila colonie adagiate tra i 50 e i 110 metri di profondità sui fondali rocciosi della mitica Scilla: è nel mare di Calabria che si staglia la più grande foresta di corallo nero del mondo. Apre scenari del tutto inediti la scoperta fatta dagli studiosi marini dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale Ispra (ex Icram) impegnati in un progetto di monitoraggio della biodiversità marina in Calabria. A documentare la presenza della foresta di corallo nero (che di nero, però, ha solo lo scheletro) più estesa del mondo è stato “Rov”, un robot sottomarino utilizzato per le analisi e per osservare, filmare e fotografare. “Rov”, comandato dalla superficie, si è immerso con il suo occhio elettronico nei fondali del Tirreno calabrese per catturare e restituire immagini mozzafiato di specie di coralli, gorgonie, alcionari, pennatulacei e pesci rarissimi, molti dei quali mai osservati nel loro ambiente naturale. Equipaggiato anche per acquisire campioni fino a 400 metri di profondità, il robot subacqueo, che è in grado di comunicare in ogni istante la propria posizione all’operatore, è stato utilizzato dagli studiosi nell’ambito di del progetto partito nel 2005 e finanziato dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Calabria. Un lavoro che proseguirà fino a tutto il 2010 e dai risultati del quale gli esperti dell’Ispra si attendono di individuare, sui fondali calabresi, numerose altre specie rare, anche di invertebrati marini. Ma in Calabria non è solo il mare di Scilla a riservare sorprese agli scienziati marini che parlano di “rara ricchezza da salvaguardare”. Nel Golfo di Lamezia, zona ritenuta di grande interesse sia dal punto di vista fisico che da quello biologico, sono state osservate, a circa 150 metri di profondità, per la prima volta nel loro ambiente naturale, cinque altre colonie di un’altra specie di corallo nero, il rarissimo “Antipathes dicotoma”. Risultato non da poco se si pensa che, a livello mondiale, sono stati raccolti e studiati solo cinque esemplari di questo coralligeno, l’ultimo dei quali, individuato nel 1946 nel Golfo di Napoli, venne donato al Museo dell’Università di Harvard. “Comprendere il funzionamento dell’ecosistema marino, la sua risposta ai cambiamenti naturali e a quelli indotti dalle attività umane – afferma l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Silvio Greco, già ricercatore e commissario straordinario dell’Icram – è di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio”. I fondali marini rocciosi, che si trovano a profondità comprese tra i 50 e i 450 metri, rappresentano, per gli studiosi di biologia marina, delle vere e proprie miniere in materia di biologia e ecologia. “Le analisi genetiche e istologiche che i ricercatori del Dipartimento di Scienze del mare dell’ Università Politecnica delle Marche stanno eseguendo sui frammenti dei coralli raccolti – spiega Simonepietro Canese, responsabile del progetto – stanno aprendo numerosi interrogativi su queste specie rare e protette, per la prima volta osservate e studiate nel loro ambiente naturale”.  

SBIRCIATO su ANSA.IT

CALABRIA, CORALLO NERO, ISPRA: “SPECIE MAI VISTE PRIMA” – Tutto si aspettavano di osservare, filmare e fotografare i ricercatori marini dell’Ispra (ex-Icram) calandosi nelle profondita’ marine del Mare della Calabria, tranne specie mai viste finora”. È quanto afferma in una l’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. “Nei mari della Calabria, infatti, i ricercatori Ispra hanno scoperto numerose specie di coralli, gorgonie, alcionari, pennatulacei e pesci rarissimi, molti dei quali non erano mai stati osservati nel loro ambiente naturale. Il robot sottomarino utilizzato per le analisi, comandato dalla superficie – per gli addetti ai lavori Rov – e’ uno strumento molto sofisticato di proprieta’ dell’Ispra, equipaggiato per raccogliere campioni, immagini e filmati ad alta definizione fino alla profondita’ di 400 metri ed e’ in grado di comunicare in ogni istante la sua posizione”. “Tutte queste attivita’, realizzate grazie al progetto sul monitoraggio della biodiversita’ marina della Calabria (Mo.Bio.Mar.Cal.), iniziato nel 2005 e finanziato dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Calabria, hanno avuto risultati sorprendenti e fanno parte della fitta attivita’ di monitoraggio e ricerca sulla biodiversita’ marina condotte dal Terzo Dipartimento Protezione degli Habitat e della Biodiversita’ dell’Ispra. Da questo programma di ricerca, che continuera’ ancora per tutto il 2010, i ricercatori si aspettano di trovare numerose altre specie rarissime e non si esclude che si possano descrivere nuove specie di invertebrati marini”. “Nel Golfo di Lamezia – prosegue l’Ispra -, zona particolarmente interessante sia dal punto di vista fisico che biologico, in quanto caratterizzato da numerose comunita’ di individui di pregio quali, per l’appunto, il coralligeno presente sui fondali rocciosi, sono state osservate a circa 150 metri di profondita’ – per la prima volta nel loro ambiente naturale – 5 colonie di un’altra specie di corallo nero, il rarissimo Antipathes dicotoma. In tutto il mondo ne sono stati raccolti e studiati solo 5 esemplari: l’ultimo di questi, raccolto nel 1946 nel golfo di Napoli, e’ stato donato al museo dell’Universita’ Americana di Harvard e fino ad oggi non era disponibile in letteratura alcuna immagine dal vivo di questa specie”.”I fondali marini rocciosi che si trovano a profondita’ comprese tra i 50 e i 450 metri, – prosegue l’Ispra -, rappresentano la zona meno esplorata, tuttavia sono di grande importanza, sia per la presenza di numerose specie rare e protette la cui biologia ed ecologia sono quasi completamente sconosciute, sia perche’ in queste zone molte specie di pesci e di crostacei di interesse commerciale nascono e si accrescono. ‘Comprendere il funzionamento dell’ecosistema marino e la sua risposta ai cambiamenti naturali e indotti dalle attivita’ umane – ha affermato Silvio Greco, assessore alla Regione Calabria – e’ di importanza centrale per una corretta gestione di questo complesso territorio’. ‘Le analisi genetiche ed istologiche che i ricercatori del dipartimento scienze del Mare dell’Universita’ Politecnica delle Marche stanno eseguendo su sui frammenti di questi coralli raccolti con il Robot” – spiega Simonepietro Canese, responsabile del progetto – stanno aprendo numerosi dilemmi su queste specie rare e protette, per la prima volta osservate e studiate nel loro ambiente naturale con l’utilizzo, da parte dei ricercatori Ispra di un sofisticato Robot comandato dalla superficie, che consente di esplorare i fondali rocciosi tra i 50 e i 400 metri di profondità”. 

SBIRCIATO su STRILL.IT

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