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Paola 2011 come Paola anni ’60 e ’70.

Sono giorni di festa e c’è pure la crisi, quale miglior cocktail per riassaporare il tepore della convivialità? In famiglia o con gli amici, o anche con i compagni di gioco. Ma non per giocare a carte o a tombola, per giocare ad una sorta di Monopoli nostrano in vista delle prossime elezioni.

Passeggiando per le stradine del centro, fuori dagli orari dei negozi, ci si aspetta di trovare una città deserta e invece s’incontrano gruppetti di persone appartate per fumare una sigaretta o per parlare tra loro a tergo di riunioni in corso, alle volte ci s’imbatte in frettolosi singoli imberrettati che a passo svelto “scappano” verso questa o quella porta, nella penombra, per non essere riconosciuti.

Assistere a tali scene mi riporta alle pagine di un libretto che un paolano attento alle sfumature della cultura politica locale ha pubblicato qualche anno addietro.

Per le prossime amministrative Paola è già in campagna elettorale dall’estate appena trascorsa: creazione di comitati ad hoc, intitolazioni di strade, piazze e larghi con una frequenza mai vista prima, pseudo aperture alla società civile, … e quant’altro possa servire ad attirare l’attenzione ad un solo e unico scopo, per il bene della città, così come Carmelo Olivella titolò il suo racconto.

Ogni passo tra le stradine del centro storico in queste sere di festa con l’andirivieni descritto in precedenza, riporta a quelle pagine che raccontano lo specchio politico e sociale nel sud d’Italia, e nella Calabria in particolare, di un mondo dominato dal vecchio sistema degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

E’ ormai a conoscenza di molti la frenetica attività politica che quasi ogni sera si consuma per organizzare al meglio la prossima campagna elettorale. In stanze spesso anguste con arredi scarni, manifesti ai muri e lampadine appese, gruppi di persone socializzano per il bene della città: si studiano scenari politici, si stilano programmi, s’inventano candidati, si creano tessere per poi contarle, si sparla di ciò che fu e ci si esalta sulle prospettive future. Tutti, o quasi, attorno a figure come Don Gino, un prototipo di personaggio vecchio stampo, presente negli ambienti provinciali del Mezzogiorno italiano, saggio e interessato, diplomatico e disposto al compromesso in nome del quieto vivere e del proprio interesse personale, pronto ad aiutare tanti per ottenere il sospirato “posto di lavoro”.

Di figure come Claudio in questi “covi” ce ne sono a decine: riflette la tipica espressione dell’attivista di sinistra del tempo, impegnato nella lotta a favore della povera gente e degli operai, contro la macchina clientelare messa in moto e detenuta dal rivale politico… E non manca nemmeno il rappresentante di destra, indeciso e pauroso, imbevuto comunque delle idee di gerarca fascista.

Con le debite varianti aggiornate ai tempi nostri, alcune di queste etichette sono ancora attive e guai se non lo fossero, sono il solo motore della vita sociale della città.

In un centro della Calabria, troppo grande per essere considerato un paese e troppo piccolo per essere menzionato come città, Don Gino era quel buon padre di famiglia che aveva dato il posto di lavoro a loro stessi, ai loro figli, agli amici. Era quel caro amico che sapeva risolvere le pratiche, anche le più intricate, nel giro di un paio di giorni. E non aveva mai chiesto nulla in cambio se non un minimo di rimborso spese che gli garantiva di vestire abiti eleganti, di calzare scarpe di ottima manifattura e soprattutto di non lavorare e, quindi, di potersi dedicare esclusivamente al partito e al bene della città.

Chi, tra i frequentatori dei partiti, dei club, dei “covi”, non si rispecchia nella realtà raccontata da Olivella?

Certo è che siamo alle porte del 2012, quella invece era una realtà di una Paola di cinquant’anni fa. I personaggi sono cambiati e in qualche “covo” sono cambiate anche le età dei personaggi e spesso non le mentalità: Don Gino non chiedeva neanche il voto. A lui giungevano naturalmente centinaia e centinaia di preferenze. Li chiedeva solo per qualche bravo ragazzo che sarebbe risultato utile ed efficace sempre per il bene della città.

SBIRCIAPAOLA

Per chi volesse approfondire:

Per il bene della città (La fantastica storia del bastone di San Franscesco)
di Carmelo Olivella

Round Robin editore – collana Fari

 pagine: 96

 isbn: 889014808X

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