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Foto del Campione Italiano Fotosub Francesco Sesso e montaggio grafico di SBIRCIAPAOLA

Sub all’opera al largo della cittadina del santo. La Procura di Paola ha aperto un’inchiesta per furto

Si cercano tracce dell’opera dedicata a “San Francesco di Paola degli abissi”

di PAOLO VILARDI
PAOLA – Sparita dal fondale la statua di San Francesco di Paola degli Abissi, che fu impiantata a circa mille metri dalla battigia il 25 novembre del 2007. Un episodio che ha macchiato il capodanno di molti paolani, tanto devoti al taumaturgo della carità e patrono della Calabria.
Nonostante il tratto di costa sia stato messo al setaccio per due giorni della scultura in bronzo non si ha ancora nessuna traccia. Le ricerche sono riprese nella prima mattinata odierna. Il sospetto principale è che la responsabilità sia di un grosso peschereccio non della zona, al momento ignoto, che ha effettuato la pesca a strascico sradicando l’opera in bronzo e trascinandola lontano. Ad accertare l’avvenuta scomparsa della statua e
del suo piedistallo, dal peso totale di circa 3 tonnellate e mezzo, è stato per puro caso Piero Greco, presidente del centro Subacqueo di Paola, che il primo dell’anno si era recato sul posto, a mille metri dalla costa, per posizionare una nuova boa che indicasse il sito della scultura immersa, dal momento che dalla riva non scorgeva più il galleggiante che era ancorato sul posto da quattro anni. Mentre si apprestava a piazzare la boa, con la collaborazione del suo assistente, Greco ha notato sott’acqua un grosso buco nella sabbia al posto della maestosa scultura e del suo piedistallo. Il masso che sosteneva la catena della boa era rivoltato. Subito scattava l’allarme
alla Capitaneria di Porto di Cetraro. La notizia della misteriosa scomparsa si è divulgata in poco tempo, creando inevitabile scalpore e sconcerto tra la cittadinanza.
Sul caso la Procura della Repubblica di Paola ha aperto un’inchiesta per il reato di furto, ma il sospetto principale è che si sia trattato di un gesto non voluto, da parte di pescatori che non sono della zona, quindi inconsapevoli che stavano passando con le reti a strascico sul tratto di fondale dove era impiantata la statua.
Gente che ad ogni modo pescava a strascico ad una profondità inferiore ai 50 metri, quindi in zona vietata, ricordando che San Francesco degli Abissi era posizionato a 29, a un chilometro dalla costa in direzione della foce del torrente Isca, che lambisce il santuario paolano.
I pescatori, accortosi della presenza tra le reti del pesante ingombro di 3 tonnellate e mezzo, potrebbero aver scaricato lo stesso in altra zona di mare, ma nel raggio di cento metri ieri non è stata trovata alcuna traccia della statua. E’ difatti difficile che questi bracconieri del mare la consegnino alla città, poiché sarebbero passibili di pesanti sanzioni se individuati, sia per non aver rispettato il divieto di pesca sia per il danno creato alla bellissima opera in bronzo che era ben salsa sul fondale da più di quattro anni.
L’ipotesi del furto, così come quella dello sradicamento a causa delle correnti marine, sono invece le meno accreditate. Rubare la maestosa opera senza destar sospetto alcuno non è roba da poco, né tantomeno la stessa in passato aveva dato segnali di cedimento da consentire al moto ondoso di rimuoverla. Nella giornata di ieri i sub di Piero Greco hanno operato invano con due barche munite di ecoscandaglio fino a sera. Diverse sono state anche le immersioni, ma al momento l’attività non ha sortito gli effetti sperati.

Nella giornata odierna le ricerche saranno più intense. Oltre ai mezzi del centro Subacqueo di Paola e della Capitaneria di Porto vi prenderanno parte anche imbarcazioni di privati provenienti da Cetraro e San Lucido. La speranza è che arrivino quanto prima notizie sulla statua.

 

IL PRECEDENTE. Il clamoroso furto al Santuario del 1983
Quando a sparire furono le reliquie
SE ADESSO Paola e la Calabria si interrogano incuriosite sulla scomparsa della statua del santo patrono, nel 1983 un’altra scomparsa legata a san Francesco di Paola sollevò sconcerto e indignazione.
In quel caso, infatti, si erano perse le tracce addirittura delle urne conservate nel santuario che contengono i resti del corpo del taumaturgo, già oltraggiato in precedenza dalla furia degli ugonotti in Francia.
Si scoprì presto, in quel caso, che si trattava di un furto. I malviventi avevano neutralizzato il sistema d’allarme e creato persino un diversivo appiccando, come si ritenne dalle indagini, un fuoco in un’altura vicina.
Era la notte tra il 2 e il 3 ottobre. Pochi giorni dopo, l’arcivescovo di Cosenza Dino Trabalzini e il correttore generale dei frati Minimi Antonio Castoglione diramarono un comunicato nel quale si leggeva: «Mentre ci
si interroga sui moventi di un gesto così impensabile, non possono fare a meno di rivolgersi ai detentori del prezioso patrimonio religioso sottratto alla devozione di milioni di persone, perché diano un segno di umana
sensibilità, certamente presente anche in loro, restituendo al popolo di Dio almeno le reliquie del Santo». Nel corso di un’intervista, padre Castiglione arrivò a dichiarare: «Siamo pronti a vendere tutto quanto possediamo.
Sono certo, però, che in questo caso non saremmo soli. Con noi ci saranno tutti i calabresi ». Il 7 ottobre furono più di cinquemila i fedeli che parteciparono ad una processione penitenziale organizzata a Paola. E mentre il
corteo si snodava per le vie della cittadina arrivò la notizia che la portiera di uno stabile al numero civico 19 di via Ostiense a Roma aveva notato una busta di plastica.
Chiamata la polizia, si verificò che nella busta c’era un biglietto con scritto: «Reliquie di San Francesco da Paola. Fate pervenire a Paola (CS)».
Dei preziosi reliquiari, invece, non c’era traccia. Ma per i calabresi l’importante fu aver ritrovato i resti del corpo del loro patrono.
an.g

SBIRCIATO su IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA del 3/01/2012

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