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Il maresciallo Romanò era sulla Costa Concordia.

Ha rischiato la vita Giuseppe Romanò, 57 anni, di Paola, maresciallo dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso il comando provinciale di Cosenza, era a bordo della Costa Concordia, l’altro ieri, quando la lussuosa nave della flotta Costa Crociere ha urtato ad uno scoglio e si è piegata prima a 45 gradi e poi a 90, fino a poggiarsi sui fondali.
Romanò era su quella nave perchè l’attività commerciale della moglie, una nota gioielleria di Paola, nei mesi scorsi aveva vinto un biglietto per due persone. La moglie ed i figli, pertanto, lo avevano convinto a partire al
fine di distrarsi in quanto lo stesso Romanò aveva da poco subito un lutto in famiglia. “I miei ragazzi – ha confermato il sottufficiale dell’Arma paolano – mi hanno regalato questo viaggio per farmi trovare un poco di
serenità dopo che nelle settimane scorse è morta mia madre. Proprio per questo motivo ero da solo in viaggio”. Il naufrago ha deciso di rientrare a Paola utilizzando il treno. Dopo la prima tratta da Civitavecchia a Roma
Termini ora sta per rientrare in Calabria. “Voglio rientrare il prima possibile dalla mia famiglia per riabbracciare tutti i miei cari», – ha sottolineato Romanò. E ancora: «E’ stata una situazione bruttissima ed ora avverto
la stanchezza fisica perché a bordo della nave ho fatto di tutto per mettere in salvo il maggior numero di persone”. Il maresciallo dei carabinieri è di Paola e presta servizio al comando provinciale di Cosenza. “Dopo il primo
botto – ha raccontato – il personale di bordo della nave ci ha detto che si trattava di un guasto e che dovevamo stare tranquilli. Ci siamo resi conto che c’é stata una manovra e poi abbiamo sentito un secondo botto e ritengo
che in quell’istante lo scafo ha urtato nuovamente gli scogli. Poi é andata via la luce ed il personale di bordo, finalmente, ci ha detto cosa era successo”. “Un ufficiale della nave – ha aggiunto – mi ha chiesto di aiutare le persone. Subito dopo, con altri uomini, mi sono dato da fare per portare via il maggior numero di persone. In tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli. Siamo usciti con le scialuppe di salvataggio perchè una parte erano state calate in acque, un’altra parte erano bloccate. Molta gente ha avuto paura e si è buttata in acqua, poi è stata raccolta dai soccorsi».
Guido Scarpino

SBIRCIATO su CALABRIA ORA del 15/01/2012

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