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Da Nord a Sud gli incarichi nel settore sanitario sono regolati da leggi. Salvo eccezioni che, ad esempio in Calabria, sono diventate regola dell’arbitrio.

di Angela Corica 

Eccoci in Calabria. Dove le regole sono spesso un optional. Mentre infatti in tutte le regioni d’Italia la selezione del dirigente di struttura complessa avviene mediante bando pubblico, nella sola provincia di Reggio Calabria gli avvisi (interni) per la scelta degli specialisti non si rifà alla normativa nazionale. Non è difficile nemmeno confrontare le diverse realtà nel territorio nazionale. Cercando i bandi per dirigenti di struttura complessa, si riscontrano alcune anomalie.

Intanto va detto che il decreto del ’92 all’articolo 15 ter chiarisce che “L’attribuzione dell’incarico di direzione di struttura complessa è effettuata dal direttore generale, previo avviso da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, sulla base di una rosa di candidati idonei selezionata da una apposita commissione. Gli incarichi hanno durata da cinque a sette anni, con facoltà di rinnovo per lo stesso periodo o per periodo più breve.

La commissione, nominata dal direttore generale, è composta dal direttore sanitario, che la presiede, e da due dirigenti dei ruoli del personale del Servizio sanitario nazionale, preposti a una struttura complessa della disciplina oggetto dell’incarico, di cui uno individuato dal direttore generale e uno dal Collegio di direzione. Fino alla costituzione del collegio alla individuazione provvede il Consiglio dei sanitari”. Fin qui la normativa e l’adeguamento delle province italiane.

A Reggio Calabria, la regola non vale o vale solo in parte. Tanto che, diversamente da tutte le altre province italiane, i bandi per la nomina dei direttori di struttura complessa non si trovano. Questi infatti sono sostituiti dagli “avvisi interni”, che non sono né bandi pubblici – come prevede la normativa; né verranno mai pubblicati sulla Gazzetta ufficiale. Questa “non regola” vale comunque. A Reggio Calabria i problemi sanitari non sono pochi e nel tempo anche le cosche hanno avuto modo di mettere le mani su questo settore.

Per tale motivo nel 2008 era stata nominata una Commissione straordinaria guidata la prefetto Massimo Cetola. Finito il periodo di commissariamento, il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti -come previsto dalla norma in questo caso- ha nominato il nuovo direttore sanitario di Reggio Calabria, Rosanna Squillacioti. Ma i ritardi per l’attuazione del nuovo Piano sanitario hanno contribuito a creare ancora più confusione. Anche se negli “avvisi interni” è specificato che la nomina del direttore di struttura complessa è valida fino all’approvazione dell’atto aziendale (in certi casi), ciò non toglie che le nomine siano state fatte senza tenere conto delle disposizioni in materia. Né della durata dell’incarico.

Il rischio -e speriamo sia solo un rischio- è che a circolare nell’Asp reggina siano sempre le stesse persone, quei pochi che sanno del bando appena pubblicato nel sito dell’Asp, nella sezione “avvisi interni”. Questi avvisi non coinvolgeranno mai professionisti del Nord Italia, per esempio, che mai sapranno che c’è la possibilità di coprire un incarico del genere. E la selezione sarà fra pochi, venendo meno al principio di meritocrazia. Non si fa di tutta l’erba un fascio. Anche la Calabria ha brillanti professionisti che purtroppo scappano da questa terra.

Ma la partecipazione pubblica, garantisce la possibilità di scegliere fra i più meritevoli e quelli che presentano un curriculum più ricco. Poche cose sono richieste in questi avvisi non pubblici. In Calabria, peraltro, le strutture sanitarie non sono le migliori e i casi di malasanità hanno più volte riempito le pagine dei giornali. Pur non volendo mettere assieme tutti questi elementi, riflettere su questo modus operandi è d’obbligo. Perché solo nella provincia di Reggio Calabria vige una non regola?

SBIRCIATO su globalist.it

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