Nel 2012 si continua a costruire nei letti delle fiumare.

Paola, alto rischio idrogeologico

Lavori pubblici e Psc sotto accusa. Pdl, Pri e Pd avevano segnalato i pericoli

 Francesco Storino

PAOLA – Rischio idrogeologico, un’indagine attesta che la città di Paola nella mitigazione ha svolto un lavoro insufficiente. Tra abusivismo edilizio e cementificazione selvaggia si è aggiunto anche il nuovo Psc che ha inquadrato come potenzialmente edificabili aree dove costruire sembra essere un’impresa. Tra montagne impervie, terreni disconnessi, vicino i fiumi.

Inoltre alcune opere pubbliche che da circa un anno l’amministrazione ha avviato non vanno certo nel senso del contenimento del rischio idrogeologico. Stiamo parlando della nuova arteria che dalla piazzetta porta a rione Sant’Agata e dei lavori  agli argini della Fiumarella. La prima lo scorso inverno è ceduta in alcuni punti a causa del fiume che si è ingrossato e pertanto continua a rappresentare (nel caso di esondazioni) un pericolo per l’incolumità pubblica. I lavori alla Fiumarella invece proseguono tra mille difficoltà (ricorsi al Tar, denunce di proprietari) e soprattutto tra mille interrogativi. Ma era davvero necessario ingabbiare la Fiumarella e disboscare la parete sotto la villa comunale?

Sulla situazione nei mesi scorsi abbiamo registrato tanti interventi di destra e sinistra (su tutti Pri, Pdl e Pd).

Nell’ultima indagine Ecosistema Rischio 2011, realizzata da Legambiente con la collaborazione della protezione civile, per conoscere la condizione attuale dei comuni italiani classificati a rischio idrogeologico, Paola ha un punteggio che va da 0 a 3,5. Il suo lavoro in tal senso viene considerato insufficiente . Il documento ha monitorato le attività delle  amministrazioni comunali classificate nel 2003 dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle province italiane a potenziale rischio idrogeologico più alto. Il campione di comuni a cui è stato inviato il questionario è di 5.900 amministrazioni, tre le quali primeggia Paola.

A tutte è stato inviato un apposito questionario cui rispondere. I dati a cui l’indagine fa riferimento sono relativi a informazioni fornite dagli stessi comuni. Sono, dunque, una fotografia della situazione realizzata dalle amministrazioni interessate. Attraverso il questionario si è voluto in primo luogo valutare l’effettiva entità dell’esposizione al rischio dei comuni italiani considerando la presenza di abitazioni, insediamenti industriali, strutture sensibili (scuole, ospedali), strutture ricettive turistiche o commerciali e di interi quartieri in aree esposte a pericolo di frane e/o alluvioni. In secondo luogo, l’indagine ha voluto verificare l’effettiva realizzazione di interventi finalizzati alla mitigazione del rischio, sia di interventi di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica, sia la realizzazione di opere di messa in sicurezza. In questo secondo caso è stato chiesto alle amministrazioni di indicare la tipologia di interventi realizzati, anche se per molti comuni le attività di manutenzione dei corsi d’acqua e gli interventi di messa in sicurezza non sono di diretta competenza delle amministrazioni comunali. Tuttavia ai comuni compete spesso una importante attività di monitoraggio della situazione di rischio su tutto il territorio che comunque è stato ritenuto opportuno valutare.

SBIRCIATO su IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA dell’11/02/2012

 

Si consiglia di leggere il post del 7/02/2012 che SBIRCIAPAOLA ha pubblicato per rendere edotti i paolani sul rischio che si corre in città. Lungi da noi provocare allarmismo, la situazione non è delle migliori e il report di Legambiente “Ecosistema Rischio 2011” lo denuncia.

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