Tag

, , , , , , , , ,

“Bellissima nel suo aspetto tipicamente mediterraneo, con i lunghi capelli neri e ricci, gli occhi scuri e intensi, il suo metro e settanta di altezza e le sue forme già da donna”, Antonella Politano, a diciotto anni, sognava di fare l’attrice. Le sarebbe toccato altro. Curare e/o veder morire, in brevissimo tempo, la madre, il padre, le sorelle, nonché alcune zie, di cancro.

“ (…) il primo marzo del 2000, Antonella varca il cancello della procura”, chiedendo “che sia verificato il suo sospetto, ovvero che a uccidere i suoi famigliari sia stato qualcosa proveniente dalla Centrale” telefonica di Paola, dove il padre “entrava ogni giorno per la manutenzione, c’erano duecentoventisei accumulatori di piombo che, sotto l’azione dell’acido solforico, sprigionavano a ciclo continuo esalazioni di solfato di piombo. Ecco spiegata la puzza di uova marce. E poi raddrizzatori al selenio, anch’essi fonte di emissioni gassose. Tutte classificate come cancerogene e tutte prodotte in assenza di apposite cappe che potessero aspirarle”.

Le indagini sono complesse e non producono risultati definitivi, ma la Politano ottiene “il riconoscimento del danno ambientale. I media iniziano a interessarsi di lei, e anche la politica. E’ stata ricevuta da una commissione del Consiglio regionale, le sue parole nel raccontare la sua storia ai commissari sono state un fiume in piena, lo sono sempre”.

Lo sa bene Manuela Iatì che ha lungamente ascoltato Antonella Politano per riprenderne la vicenda in un libro – “Non è un paese per donne – racconti di straordinaria normalità”, edito recentemente da Mondadori, con la prefazione di Miriam Mafai – che intende raccontare le italiane d’oggi, quelle, insieme, normali e straordinarie, “irriducibili equilibriste, come dicono le curatrici, Carmen Pellegrino e Cristina Zagaria, tra la vita che scorre fuori e quella che s’increspa dentro, in sfida ogni giorno per una quotidiana stabilità”.

“Pur nella rabbia, nella paura, nella sofferenza che le crescono dentro – scrive di Antonella Manuela Iatì – Essere solare, coraggiosa, determinata è nella sua indole. (…) Come una cinciallegra, rumorosa, briosa, colorata, col suo canto squillante, anche a testa in giù”: “Ha tagliato i capelli fino alle orecchie. E’ la prima volta da quando i suoi sono morti. Ha dovuto superare lo shock di vederli cadere a mazzi alle sorelle… Adesso lo ha fatto, vuole cominciare una nuova vita”. Per lei stessa e perché i suoi figli “un giorno possano dire ‘nostra madre è stata una grande madre’”.

MARIA FRANCO

SBIRCIATO su zoomsud.it

Annunci