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Domenica i funerali a Capaccio. Ieri l’ultimo saluto al Duomo di Paola

Domenica a Capaccio, ieri pomeriggio a Paola: due distinte cerimonie funebri in ricordo di Fedele De Luca, il professore paolano di 35 anni morto in un incidente l’8 febbraio scorso, lo stesso giorno in cui la moglie, Roberta Novi, partoriva il loro secondo figlio, a cui è stato dato lo stesso nome del papà scomparso. Due cerimonie affollate, dolorose, composte, silenziose. Due momenti in cui diverse comunità, geograficamente distanti tra loro, si sono strette attorno a due famiglie colpite da una grave tragedia, ritrovandosi vicine al feretro di un ragazzo perbene, amato e stimato.
Fedele De Luca, nato e cresciuto a Paola, era infatti residente a Capaccio dove vivono i genitori della moglie, ed insegnava cucina tecnico-pratica presso l’istituto alberghiero “Corbino” di Contursi. E domenica, presso la basilica Paleocristiana di Paestum, il feretro è arrivato verso le ore 11:30, portato in spalla da amici e colleghi. Distrutti dal dolore e stremati dalla stanchezza, la moglie di Fedele, Roberta, assieme alla sua famiglia, e poi Luigi De Luca e Mirella Chiappetta, papà e mamma di Fedele, nonchè la sorella Maria Elena e tantissimi zii, cugini, amici e conoscenti di Paola.
Alle esequie hanno preso parte un migliaio di persone in tutto. Fedele era molto stimato sia a Capaccio, città dove viveva ormai da tempo, sia nei luoghi ove insegnava, sia a Paola, dove ha vissuto per tanti anni e dove vivono i suoi cari. Nella città di San Francesco, infatti, in centinaia, da domenica, si sono recati a far visita al feretro di Fedele, esposto nella chiesa Matrice fino al giorno successivo, lunedì 13, mentre al funerale, svoltosi al Duomo non c’era posto, nemmeno in piedi. Le enormi navate del tempio sacro erano strapiene, fino all’esterno.
La bara, a Paola come a Carpaccio, è stata sommersa da fiori, lettere, sciarpe e magliette dell’Inter, di cui Fedele era tifoso, nonchè una t-shirt bianca con impressa la sua foto, vestito da sposo, con sotto la scritta “Ed ora insegnerai a cucinare agli angeli”. Don Mario Terrezza a Carpaccio e monsignor Pietro De Luca a Paola, durante le due distinte omelie, hanno trattenuto a stento la commozione.
La vedova e le famiglie De Luca e Chiappetta hanno deciso di effettuare la sepoltura del loro caro a Paola, mentre la moglie e i figli del paolano, tra cui il piccolo Fedele, vivrano a Carpaccio.
Guido Scarpino

SBIRCIATO su CALABRIA ORA del 14/02/2012

 

CAPACCIO. Sotto una pioggia sottile e battente, quasi a testimoniare che anche lassù gli angeli piangono la sua morte, si sono tenuti questa mattina, presso la Basilica Paleocristiana di Paestum, i funerali di Fedele De Luca, il professore 35enne deceduto, in un tragico incidente stradale, l’8 febbraio scorso, proprio il giorno in cui la moglie, Roberta Novi, dava alla luce il loro secondo figlio. Un destino crudele per un uomo ed un docente adorato da tutti, tanto che quasi mille persone hanno voluto rivolgergli, stamani, l’ultimo saluto.

Il feretro è arrivato verso le ore 11:30 nell’area archeologica pestana, portato in spalla tra due ali di folla addolorata e silenziosa, tra cui tantissimi studenti degli istituti alberghieri di Paestum e Contursi Terme, dove De Luca insegnava a cucinare e ad amare la vita, stretti in un unico abbraccio per ricordare il “prof grande e buono”. Negli occhi rigati dal pianto dei suoi allievi, si staglia impietosa l’immagine straziante dei genitori, giunti dall’innevata provincia di Cosenza: la vista della bara piega la madre dal dolore, e le sue urla “figlio mio, cuore di mamma tua, non è giusto, non meritavi questo”, strappano lacrime anche a chi Fedele non lo ha mai conosciuto. La moglie, Roberta, è sorretta dai familiari, chiusa in una disperazione mesta e composta, che trova sfogo quando davanti all’ingresso della basilica, per sua espressa volontà, si alzano al cielo le note di “Hotel California” degli Eagles… la “loro” canzone, la musica che ha suggellato il loro legame e che riascoltavano sempre, insieme, per ricordare il giorno che si erano scambiati il primo bacio e promesso eterno amore. Davanti all’altare, tra gli stendardi delle scuole e dell’Associazione Cuochi Salernitani, la bara è sommersa da baci, fiori, lettere, sciarpe e magliette dell’Inter, di cui Fedele era un grande tifoso: c’è anche una t-shirt bianca con impressa la sua foto, vestito da sposo, con sotto la scritta “Ed ora insegnerai a cucinare agli angeli”. Anche don Mario Terrezza, durante l’omelia, trattiene a stento la commozione: difficile trovare le parole per spiegare, per far comprendere che “ognuno di noi deve restare fedele al Signore, come Fedele è il nome di colui che ha voluto accanto a sé… così come tutti noi, in questa chiesa, ci ritroviamo numerosi e vicini per sorreggerci l’un l’altro nel lutto, ma anche a dimostrare che il caro Fedele era veramente ben voluto ed amato”.

Le frasi del parroco sono raccolte come cerotti dai presenti per lenire un dolore inaccettabile, che si traduce in lacrime ed applausi quando gli studenti si alternano nel leggere le lettere dedicate al professore che non c’è più, piangendo al ricordo delle sue battute in dialetto calabrese, alle sue lezioni di cucina e di come si sta al mondo, al suo quasi paterno modo d’insegnare e di trattarli. Gli addetti della ditta “Tony Santalucia” sorreggono il feretro nel suo ultimo tragitto prima di trovare la pace eterna nel camposanto di Paola, dove De Luca sarà sepolto per volontà dei familiari: fuori la basilica, foto e striscioni in ricordo del compianto professore, scritti in neroazzurro come i colori dell’Inter, grondano tristezza (“In un prato quali fiori scegli? Quelli brutti o quelli belli? Lo stesso accade per le persone… Grazie di tutto prof”, “Per sempre nei nostri cuori, ciao prof ci mancherai”, “Ci insegnerai a cucinare anche da lassù”, “Resterai sempre con noi”). Tra grida e pianti di sconforto, Fedele lascia Paestum per riposare nella natia Paola, ma lascia a Paestum il suo figlioletto… che si chiama come lui, Fedele De Luca… che ha spalancato gli occhi sul mondo nel giorno stesso in cui, suo padre, li ha chiusi per sempre. Durante la sua vita, non “festeggerà” mai veramente un compleanno… ma avrà la certezza di aver avuto un grande papà, adorato e stimato da tutti, sentendosi onorato di portare il suo nome e cognome, di essere il figlio di un uomo giusto, che sulla soglia dell’aldilà ha trovato solo angeli del paradiso ad accoglierlo così: “Welcome to the hotel California, Fedele”.

Alfonso Stile

SBIRCIATO su stiletv.it

 

Segnaliamo che SBIRCIAPAOLA ha creato una pagina “Addio Fedè” nella quale è riportata fedelmente la testimonianza dei suoi colleghi dell’IPSSAR di Roma.


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