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Sull’origine dolosa ci sono pochi dubbi

Il gestore, padre di 2 figli, ha detto agli investigatori di non trovare una valida ragione a quanto accaduto

Gaetano Vena
Paola
Alla violenza del branco, che aggredisce vilmente innocenti, malcapitate, si aggiungono anche gli atti incendiari. Mani ignote, ieri notte, lungo la spiaggia che affianca il suggestivo lungomare, hanno appiccato un incendio ad un lido balneare che, nel periodo estivo, affitta l’ombrellone e le poltroncine.
Chi è transitato, in macchina o facendo jogging, il lungomare è apparso subito deturpato: una sensazione sinistra e bieca per quel cumulo di cenere e materiale bruciato provocato dall’incendio del lido “Cinque stelle”, affidato con concessione quadriennale dal Comune al titolare Marco Siciliano, sposato e con due figli, che nel periodo estivo esercita il lavoro di imprenditore e d’inverno aiuta la madre per mandare avanti la famiglia. Il padre era infermiere professionale. Una famiglia, insomma, di lavoratori onesti e stimati. I lidi in tutto sono 16, più altri 6 di nuova concessione e 2 per rimessaggio di barche. Sono inoltre in fase di apertura altri 5 lidi, per un totale di 31, al fine di incrementare il turismo e creare nuovi posti di lavoro specialmente in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando.
Quello di ieri è il primo lido che viene incendiato. In linea d’aria è a meno di un chilometro dal Liceo scientifico di via Sant’Agata. Le fiamme sono divampate poco dopo le 3 della scorsa notte. La squadra dei vigili del fuoco del Distaccamento di Paola (Luigi Chianello, Giuseppe D’Angelo, Antonio Carnevale e Paolo Iacobini), agli ordini del caposquadra Giuseppe Alfieri di Cosenza, all’atto aggregato a Paola, è uscita con un’autobotte ed è rientrata solo alle 7,30, dopo uno stressante lavoro per spegnere il fuoco. Tant’è che per domare le fiamme non è bastata l’acqua di una sola autobotte; e l’autista Carnevale, accompagnato dai carabiniere, è tornato al Distaccamento per prelevare un altro piena d’acqua. Il fuoco ha letteralmente bruciato tutto il soppalco del lido accostato al marciapiede del lungomare dove si trovavano la zona bar, il frigorifero, la friggitrice, un cantuccio per ricevere i clienti (l’entrata è da parte del lungomare e l’uscita sull’arenile), la macchina per il caffè e il frigorifero con i gelati, le varie bibite con le necessarie attrezzature e la zona cucina per preparare frugali pasti (mentre la parte sottostante che chiude la discesa in spiaggia è chiusa con lamiera e in legno, altro materiale facilmente incendiabile).
Appena si è diffusa la brutta notizia la gente ha vissuto momenti di paura e preoccupazione per il rischio del ritorno della criminalità. Il proprietario dello stabilimento ha denunciato l’ accaduto alla Compagnia dei carabinieri – al comando del capitano Luca Acquotti – che hanno attivato le indagini per individuare al più presto l’autore del gesto. L’imprenditore ineteressato non avrebbe riferito alcun particolare agli investigatori, i quali non tralasciano alcuna ipotesi investigativa. Potrebbe trattarsi di una ritorsione per qualche lite, o solo un avvertimento per aver visto qualcosa che non si sarebbe dovuto vedere? E ancora: il frutto dell’eventuale diniego a una richiesta di “pizzo”? Di sicuro c’è che è stata trovata una tanica di plastica con residui di benzina, tra le macerie dell’incendio.
SBIRCIATO su GAZZETTA DEL SUD dell’8/02/2012
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