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Antonella Politano

Dopo le sentenze della Tyssenkrupp e la recentissima sull’Eternit, forse in Italia qualcosa sta cambiando nel campo delle morti sul lavoro. Ma , ci chiediamo , la Calabria fa ancora parte di quest’Italia ? Ci chiediamo perché queste sentenze vengono da “tribunali speciali” e non da tutti i tribunali dell’Italia fatta di morti sul lavoro ? E ci chiediamo sarà una coincidenza che a pagare delle morti sul lavoro siano stati fino ad ora industriali stranieri e non italiani ? E già perché ben conosciamo che fine fanno i nostri processi in Calabria. Finiscono archiviati, o prescritti, o addirittura persi nei meandri degli archivi dei tribunali. E’ finito nel nulla il processo alla Jolly Rosso, nel nulla quello sulle ferriti di zinco nel cassanese, nel nulla quello sulla WTS di Tortora , rischia di essere prescritto quello sugli operai della Marlane. La prossima udienza del processo Marlane sarà il 24 febbraio prossimo e molto probabilmente verrà rinviato per lo sciopero degli avvocati. Un ennesimo rinvio, questa volta ,non per le solite notifiche sbagliate, ma sempre un rinvio è. Io che penso sempre cose cattive e mi piace il detto “Honni soit qui mal y pense” , mi chiedo , non  è che Marzotto, giusto per ritornare nella nostra amata terra, insignito recentemente di onorificenze dal Presidente della Repubblica e addirittura di un francobollo per i suoi 150 anni di lavoro, sia una specie protetta dalla nostra Confindustria ? vedremo gli sviluppi, ma a pensare male ci si coglie sempre.  Il processo che, invece,  non è mai iniziato è quello intentato, cercato, voluto, di Antonella Politano.

viale dei Giardini o dei tumori

Lei abita in viale dei Giardini, a Paola, a poche centinaia di metri dal tribunale. La sfortuna della famiglia Politano è stata quella di abitare a pochi metri della centralina telefonica , di proprietà dello stato italiano, che emetteva quotidianamente vapori venefici che hanno decimato tutta la sua famiglia. Di lei non si è occupata fino ad oggi nessuno. Ne parlai io per la prima volta, tre anni fa,  nel libro “La notte di Santa Lucia”, inchiesta sulle navi dei veleni. Perché mi interessava questa storia ,  che non aveva nulla a che fare con le navi dei veleni, e con i rifiuti tossici ? Mi interessava perché c’era , e c’è tuttora, un filo che accomunava tutte queste storie. Il filo del silenzio, dell’omertà, della paura . Antonella, fino a pochi mesi fa era un invisibile, per giunta donna. Una “sconosciuta”  a Paola . Tutti facevano finta di non sapere. Anche quelli che oggi, le stanno attorno. Antonella ha presentato recentemente , proprio nella sala consiliare del  comune di Paola,  il libro di Manuela Iatì, “Non è un paese per donne”. Nel libro un capitolo, la Cinciallegra, è proprio stato scritto da lei. E qui Antonella , per la prima volta, racconta lei direttamente la sua storia. La racconta ai sordi, a quelli che non vogliono vedere, a quelli che fino a ieri hanno fatto finta di non sapere di tutte quelle morti. Avrei voluto chiedere a quelli seduti in sala , al sindaco, ai politici. Veramente vi interessa questo caso ? Allora non siate ipocriti, andate fino in fondo. Costituitevi parte civile, pagate avvocati , per far riaprire il caso, perché Antonella, così come gli operai della Marlane, così come i malati di tumore di Cassano, di Sibari, di Cerchiara, o quelli della Pertusola di Crotone, non hanno bisogno di parole, ma di fatti chiari, compiuti, concreti.

la botola dei veleni nel giardino di casa Politano

L’onorevole calabrese del PD, Franco Laratta a proposito è stato molto chiaro, presentando alla camera un interrogazione parlamentare.  “ Ora il ‘caso Politano’, ha dichiarato,  torni di attualità. La strage di un’intera famiglia calabrese non può cadere nell’ oblio”! Ieri ho presentato una nuova interrogazione urgente. Dopo la storica sentenza del ‘processo Eternit’, qualcosa finalmente sta cambiando anche in Italia. Chi provoca disastri ambientali e causa la morte di persone, ora paga. Per cui mi chiedo: “Perché nessuno paga per il ‘caso della famiglia Politano’ di Paola? Un ‘intera famiglia distrutta negli anni a causa delle esalazioni di una centralina telefonica ‘ “. Per questa ragione, conclude Laratta, dopo il silenzio colpevole del precedente governo, ripropongo l’ interrogazione urgente al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute, al Ministro dell’ Ambiente affinchè si faccia piena luce sulla drammatica vicenda.

L’interrogazione è firmata da 12 deputati . dagli onn: LARATTA, SERVODIO, RUBINATO, OLIVERIO, GRASSI, BERRETTA, D’INCECCO, BOCCUZZI, REALACCI, LAGANÀ FORTUGNO e CESARE MARINI.

Per sapere – premesso che: nel corso di una iniziativa pubblica, tenutasi il 14 febbraio 2011 presso la Sala degli Stemmi della provincia di Cosenza, alla presenza di parlamentari, consiglieri regionali ed il sindaco di Paola, Roberto Perrotta, è stato chiesto di fare pienamente luce sul drammatico «Caso Politano», la vicenda che riguarda una famiglia di Paola (Cs) quasi completamente distrutta dal cancro;

nell’interrogazione si racconta della strage silenziosa: la famiglia viveva da anni in un’abitazione adiacente ad un centralina per i servizi telefonici. L’unica superstite, Antonella Politano, da dieci anni si batte per mantenere la promessa che fece al padre in punto di morte: ottenere giustizia per i genitori, per la zia e per le sue tre sorelle, Gabriella, Annamaria, Patrizia che, una dopo l’altra, sono decedute dopo laceranti sofferenze per un tumore terribile che ne ha devastato i corpi fino a distruggerli. La superstite, ma anche gli organi di informazione e indagini giudiziarie, hanno fatto una ricostruzione puntuale di quanto accaduto. Secondo queste ricostruzioni, Vincenzo Politano, lavorava come custode nella vicina «Azienda di Stato per i Servizi Telefonici» (poi diventata Iritel, poi ancora Telecom ed ora Poste Italiane).

la centralina con gli areatori modificati

La famiglia viveva in una casa posta all’interno di un enorme caseggiato, adiacente alla centralina telefonica; nel caseggiato abitavano anche altri dipendenti. Nella zona si respirava per anni un’aria pesante, molto forte, chiaramente non era aria pulita. Ma sembrava normale e nessuno si lamentava più di tanto. Anche i genitori di Antonella pensavano che i cattivi odori fossero prodotti dalle turbine. Non avrebbero mai potuto sapere che si trattava, con ogni probabilità, di sostanze altamente nocive, forse veri e propri veleni, che nel giro di pochi anni sarebbero stati causa di tanti morti. Nessuno, del resto, sembra fosse a conoscenza del fatto che quei fumi, che fuoriuscivano da una centralina telefonica, posta a qualche metro da civili abitazioni, rappresentavano un pericolo mortale per decine di persone;

nel 1984 muore la mamma di Antonella, Natalina;

il 6 agosto del 1988, a soli 39 anni, muore per carcinoma alle ovaie anche la sorella più grande, Gabriella;

l’8 dicembre del 1998 muore la seconda sorella, Annamaria;

nel 2000 muore anche Patrizia;

negli anni successivi moriranno, pure, il padre Vincenzo e la zia Bernardina;

Antonella Politano, si dedica così ad una lunga battaglia giudiziaria, combattuta senza risparmio di energie, per ottenere giustizia. Nel 1992 quella centralina venne smantellata. La procura di Paola avvia un’inchiesta da cui emerse che all’interno della centralina esistevano ben 226 accumulatori di piombo sottoposti giornalmente a manutenzione ordinaria;

da questi accumulatori si sprigionavano sostanze tossiche e nocive, quali il solfato di piombo, che diventavano ancora più nocive sotto l’azione dell’acido solforico, sostanze classificate dallo Iarc, cancerogeno umano, gruppo 1, nonché vapori tossici provenienti dai raddrizzatori al selenio;

dall’inchiesta vennero fuori anche altre gravissime inadempienze da parte dell’azienda. Il 30 novembre del 2007 sono stati rinviati a giudizio due dirigenti della centralina. Processati, vennero dichiarati non colpevoli con non luogo a procedere nei loro confronti, ma il danno ambientale prodotto fu riconosciuto e questo ha permesso alla famiglia Politano e a quanti sono rimasti vittima di quelle esalazioni di intentare una causa civile contro l’azienda, ora di proprietà delle Poste Italiane -:

TUTTO CIO’ PREMESSO-  SI INTENDE SAPERE:

-se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto; -quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo; – che cosa intenda fare, al fine di garantire giustizia alla famiglia in questione”.

Questa l’ultima interrogazione a proposito. Resta il dramma di questa donna, coraggiosa, che in tutta solitudine lotta per raggiungere una verità che tutti ben conosciamo. Una verità che non deve essere rivelata, che deve essere tenuta nascosta . Così come tenevano nascoste nel giardino della sua abitazione, un pozzo pieno di accumulatori in disuso, che dal chiuso del pozzo emanavano odori e vapori pericolosissimi.  Ma la famiglia di Antonella non è stata la sola ad essere colpita da quei veleni. In tutto il suo quartiere sono decine e decine le persone ammalate e morte per tumori vari. Antonella ha scritto quei nomi in un quadernetto che porta sempre con se. Vorrebbe che tutte quelle persone si affiancassero a lei nella lotta per il riconoscimento civile e penale dei danni subiti. Ed invece si ha paura, timore, quasi vergogna per le malattie subite. Devo solo sperare che l’eco sulle condanne dei responsabili della diffusione dell’eternit, possa essere da stimolo e dare coraggio a tutti quegli invisibili malati che girano in solitudine con il proprio male. Antonella Politano deve essere un esempio, non solo per le donne, a non aver soggezione del proprio malessere e delle proprie condizioni di salute , che mai è personale, ma che proprio perché sociale, diventi sempre più pubblico , perché tutti i malati diventino un problema , non delle sole famiglie, ma di tutti e tornino ad essere visibili. Solo così fatti gravi come quelli accaduti alla famiglia Politano non succedano più.

su Mezzoeuro del 21 febbraio 2012

SBIRCIATO su scirocco.blog.tiscali.it

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