Acquappesa – Incontro in Comune
di ANTONIO LOCANTO
ACQUAPPESA – Si è tenuta nei giorni scorsi ad Acquappesa la riunione tra gli ambientalisti e l’amministrazione comunale in merito a quello che ormai è diventato il ”Caso Scoglio della Regina”.
Erano presenti il Sindaco Saverio Capua, alcuni amministratori, i rappresentanti del Parco Marino e gli ambientalisti. Francesco Cirillo, autore del cliccatissimo video-servizio su youtube, Rennis,Argirò, Giancarlo Fata e Giuseppe Caruso.
La riunione, caratterizzata da una certa tensione iniziale, ha generato una svolta importante per quanto riguarda il destino dei lavori in corso d’opera allo Scoglio. Lavori che, ricordiamo, consistono in una barriera sommersa da scoglio a scoglio destinata al ripascimento del litorale e alla protezione dello stesso, già minato dall’erosione dei marosi, quanto probabilmente anche del massiccio ferroviario di poco adiacente, per un costo stimato in 1.5 milioni di euro. Durante il dibattito Cirillo, che ha sempre avuto forti dubbi sulla legittimità dell’opera, ha fatto presente agli amministratori dell’esistenza di una norma che impedisce alle spiagge nate dal ripascimento di essere date in gestione ai lidi balneari, e che quindi il destino delle spiagge che risulteranno dall’opera sarà quello di spiagge di libera balneazione, malgrado i lidi adiacenti.
Se la norma citata da Cirillo ha reale consistenza giuridica, potrebbe dar vita ad una vera e propria rivoluzione nei “Piani Spiaggia” del territorio, poiché anche a Guardia Marina sono innumerevoli i lavori per l’installazione di analoghe barriere con i medesimi fini, quasi tutte in prossimità di lidi privati, i quali potrebbero venire ad essere fortemente messi in forse, una volta originatasi l’auspicata spiaggia di ripascimento.
Il Comune di Acquappesa ha comunque replicato che un’ipotesi di revisione del progetto iniziale aveva già preso corpo in seno all’Amministrazione stessa fin dal 2 febbraio. Tale revisione, se approvata dagli enti preposti, consisterebbe in una riduzione della portata della barriera sommersa presso lo Scoglio. L’Amministrazione, quindi, si è impegnata a portare avanti in Regione questa modifica in corso d’opera, accogliendo seppur parzialmente le istanze del comitato di ambientalisti. Gli ambientalisti, comunque, non si sono dichiarati soddisfatti di questa “apertura”del Comune di Acquappesa, non condividendo la validità e la bio-compatibilità di tali strutture, ritenendo ben più importante ripristinare i banchi di Posedonia, pianta acquatica distrutta dagli strascichi abusivi sottocosta e fondamentale per gli equilibri marini e, a loro dire, per arrestare l’erosione. Hanno quindi dato mandato ai loro legali di mandare un esposto alla Procura della Repubblica di Paola chiedendo il blocco totale dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi preesistente.

SBIRCIATO su IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA DEL 2/03/2012

La vicenda SCOGLIO DELLA REGINA sta sollevando un polverone che, si spera, sveglierà le popolazioni costiere. Se è vera (SBIRCEREMO E pubblicheremo) l’esistenza di una norma che impedisce alle spiagge nate dal ripascimento di essere date in gestione ai lidi balneari, e che quindi destina le spiagge che risulteranno dall’opera alla libera balneazione, anche la città di Paola risulta abusiva in tal senso. Per farci un’idea, tutta l’area dei cosiddetti BRACCI dovrebbe essere destinata alla libera balneazione, invece sono sorti, negli anni, decine di lidi, gli ultimi sono stati “concessi” da pochi mesi dall’amministrazione uscente. 

Come tutti sapranno, il territorio di Paola è sottoposto a vincolo paesaggistico, ogni piano urbanistico, ogni progetto (pubblico o privato) deve seguire un iter burocratico che obbliga il Comune a inoltrare i progetti a Soprintendenza e Provincia, in alcuni casi anche Regione. Ebbene, nessun progetto dei lidi sorti in zona Bracci di Paola è stato valutato dagli uffici preposti della Provincia di Cosenza, forse perchè il Comune di Paola non li ha mai trasmessi?

Tornando alla norma che SBIRCIAPAOLA approfondirà, le spiagge dei Bracci sono nate dal ripascimento messo in atto per proteggere la ferrovia, quindi non sfruttabili a scopi privati. Dovrebbe essere SPIAGGIA LIBERA. 

Non ce ne vogliano le decine di famiglie che vivono dell’attività estiva in quei luoghi, il problema, come spesso capita, è alla testa, il problema è che chi governa spesso abusa della sua carica per “illudere” i suoi concittadini. E se un domani qualcuno al di sopra delle parti, illuminato dalla legalità, decidesse di rendere quel litorale paolano spiaggia libera?  

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