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Dal sito del Comune di Longobardi, “ormai è ufficiale”, abbiamo sbirciato che la MARINA DI LONGOBARDI è inserita nell’elenco dei nuovi porti che si faranno in Calabria.
Il Piano dei nuovi porti, che si chiama “Masterplan per lo sviluppo della portualità calabrese”, è stato presentato dal Presidente Scopelliti a novembre 2011, tra i tanti, anche il nome di Longobardi.

dal Comune non vogliono illudersi e illudere nessuno, “il cammino è ancora lungo e siamo solo all’inizio”, dicono, “ma il primo passo era questo e siamo riusciti a farlo, ci siamo inseriti….”.

A.R.A.P. Calabria

Associazione Regionale Autonoma dei Porti della Calabria

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PORTO TURISTICO DI

“MARINA DI LONGOBARDI”

STRUTTURA DEDICATA ALLA NAUTICA DA DIPORTO

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COMUNE DI LONGOBARDI (CS)

Località Longobardi Marina

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PROGETTO PRELIMINARE

Tra i siti a vocazione turistica individuati lungo la costa calabro tirrenica,  l’ A.R.A.P. Calabria  (Associazione Regionale Autonoma dei Porti della Calabria ), ha ravvisato le potenzialità rappresentate, per uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio, con particolare riferimento al diporto nautico, dal sito scelto per l’impianto portuale denominato: “Marina di Longobardi“, sito particolarmente idoneo alla realizzazione di un tale impianto, e inserito nel “Masterplan della portualità calabrese”. L’impianto portuale, complementare a quelli esistenti a Vibo Valentia ed a Maratea, e perfettamente equidistante tra quello di Amantea e quello costruendo di Paola, è concepito con criteri bio-climatici per ridurre al massimo l’impatto ambientale, anche attraverso il recupero dei costi dell’energia elettrica con l’utilizzo di impianti fotovoltaici e solari. Valorizzazione sostenibile che si estende anche al territorio retrostante, ricco di testimonianze e di aree ambientali ancora incontaminati.

Il progetto preliminare riguarda la configurazione esterna ( moli di protezione ) ed interna (banchine, piazzali e dragaggi) di un Porto turistico, nella definizione che ne dà l’art. 2, CO. 1°, punto a) del D.P.R. 509/97 e le relative opere di urbanizzazione, anche edili, necessarie e sufficienti alla normale e corretta gestione dell’impianto portuale.

Si prevede  che gli interventi relativi al porto turistico siano eseguiti esclusivamente sulle aree del Demanio Marittimo dello Stato, evitando in tal modo di impegnare aree del tenimento comunale e quindi di sottrarre volumetrie da quelle assegnate alla città di Longobardi Marina . Si precisa che quelle eventuali aree residuali non rientranti nel citato Demanio Marittimo che dovessero essere concesse, per necessità di progetto o per qualsiasi motivo o ragione, potranno essere trasferite d’ufficio al Demanio Marittimo, unitamente alle eventuali opere di urbanizzazione da realizzare su di esse.

In ossequio ai termini procedurali perentori previsti dal DPR n. 509/97, nonché dalla Legge 24 novembre 2000, dopo la pubblicazione dell’istanza sulla GUCE e sull’Albo del Comune, verrà convocata la prescritta “conferenza di servizi” che, in fase di esame del progetto preliminare del porto, potrà conferire al progetto stesso lo spessore più consono alla programmazione degli Enti Locali interessati (Comune e Provincia) e Territoriale (Regione), inserendo o meno, tutta – o in parte – l’opera proposta.

L’area richiesta in concessione, per la realizzazione del porto turistico di Marina di Longobardi, è un’area di mare territoriale e di demanio marittimo dello Stato antistante la località Longobardi Marina, nel Comune di Longobardi, di competenza amministrativa comunale L.R. n.17 del 21 dicembre 2005 e regionale per quanto attiene l’affidamento della concessione demaniale marittima .

Tale area, richiesta in concessione, ha per confine: il limite del lungomare di Marina di Longobardi, il Mar Tirreno e, lateralmente, il demanio.

I lavori da realizzare per la costruzione dell’impianto proposto sono fondamentalmente di quattro tipi:

a) le infrastrutture marittime di protezione esterne;

b) le infrastrutture marittime interne, complete delle banchine, dei piazzali e dei dragaggi dei fondali;

c) le opere di urbanizzazione primarie e secondarie a servizio dell’impianto portuale e delle opere edili a “terra” ;

d) le opere edili, soprattutto demaniali, necessarie e sufficienti alla gestione, anche pubblica, del porto.

Elenco delle opere marittimo – portuali

I.- Opere di protezione esterna:

a) Molo di sopraflutto;

b) Molo di sottoflutto;

c) Molo interno.

II.- Opere marittimo – portuali interne:

a) Piazzali portuali;

b) Banchine;

c) Pontili;

d) Scalo d’alaggio;

e) Dragaggio;

f) Impianti;

g) Arredi;

h) Attrezzature.

Opere di urbanizzazione primarie (viabilità e parcheggi, reti idriche e fognature, reti f.m. ed impianto di illuminazione esterno, impianto fotovoltaico e solare).

Lo schema portuale adottato è quello classico di “porto a bacino”, con molo sopraflutto che protegge il bacino interno dalle ondazioni provenienti dalla traversia principale e molo sottoflutto che protegge il porto dalle onde provenienti dalla traversia secondaria, con l’aggiunta di un secondo molo, più interno rispetto al molo di sottoflutto, necessario a ridurre l’onda rifratta. Il molo di protezione esterno principale, di sopraflutto, radicato a riva, è prolungato oltre l’imboccatura, per proteggerla contro le ondazioni dirette parallelamente al limite esterno del settore di traversia secondario e per facilitare l’ingresso delle imbarcazioni. L’accesso delle imbarcazioni, dall’avamporto (specchio acqueo tra il prolungamento del molo sopraflutto e la testata del sottoflutto) al bacino portuale vero e proprio e da questo alle darsene d’ormeggio, delimitate in parte dai pontili interni, avviene attraverso un varco (l’imboccatura portuale),compreso tra la testata del molo di sottoflutto ed il dente, radicato al termine della banchina del molo di sopraflutto, di dimensioni tali da contrastare il propagarsi dell’onda rifratta (tale provvedimento è adottato per mitigare l’agitazione residua all’interno del bacino portuale), ma nel contempo facilitare la manovra di ingresso alle imbarcazioni da diporto creando un’area di calma a ridosso del tratto terminale del molo, una volta superata la testata del molo stesso.

Nel caso del “Marina di Longobardi” in comune di Longobardi, si è trattato di conciliare la realizzazione di un porto turistico, di moderna concezione, dedicato alla nautica da diporto minore che non trova posto negli altri porti turistici lungo la costa calabro tirrenica, e l’inserimento di una serie di attrattive per gli abitanti di Longobardi e di Marina di Longobardi ed i turisti in genere, valorizzando nel contempo il territorio attualmente sottostimato nei confronti della nautica.

Le conseguenze che potevano derivare da un uso sconsiderato del territorio avrebbero potuto nuocere all’area oggetto dell’intervento, ma la progettazione proposta, fortemente protettiva nei confronti dell’ambiente e con chiari intenti “sociali” e di servizio, scongiura tale possibile errata visione dell’opera, lascia inalterate le previsioni di sviluppo e dà al progetto quelle caratteristiche e possibilità di trasformazione sostenibile di un’area di mare territoriale destinata ad assolvere al doppio ruolo di struttura dedicata alla nautica da diporto e centro nevralgico per l’economia locale.

L’impianto portuale è stato pensato e progettato per essere goduto ed utilizzato come uno spazio aperto alla collettività ed inserito in un “sistema turismo” che consideri le strutture ricettive il motore di tutte le attività e soprattutto possa prendere forza dalle numerose mete non solo turistiche, ma storiche, naturalistiche, paesaggistiche, e culturali esistenti nel bacino d’utenza che vanno al di là della sola Longobardi e della sua Marina.

Per uno sviluppo turistico equilibrato è stato tenuto adeguatamente conto della domanda di ormeggi dei cittadini residenti e dei turisti non residenti. Tale utilizzo dell’area portuale è in grado, tra l’altro, di evitare che avvenga un decadimento dell’impianto in un porto-garage invernale, e lascia abbastanza integro il paesaggio. In questo caso il rapporto utenti serviti/impatto è di gran lunga più vantaggioso rispetto ad altri tipi di utenze che richiedono nuove e specifiche infrastrutture. L’importanza della nautica minore è innegabile ed è data, non solo dal fatto che essa rappresenta il 90% della flotta diportistica italiana, ma anche in quanto tali numerosissimi utenti richiedono servizi a basso investimento ed in tal senso il sito scelto per Marina di Longobardi non poteva non tener conto di tali esigenze dei proprietari di imbarcazioni più modeste. Infatti la felice ubicazione portuale tiene conto proprio di tali tipi di imbarcazioni che, all’opportunità di raggiungere, in tempi brevi, le calette e le località costiere viciniori, aggiungono le possibilità di un porto e quindi delle sue strutture di servizio non lontano dalle abitazioni ed in prossimità della SS 18.

Gli studi propedeutici delle alternative possibili per la localizzazione del porto hanno evitato dannose e irreversibili forzature ed hanno dimostrato la bontà della scelta del sito e la necessità di saper mediare tra le esigenze dei proprietari di piccole imbarcazioni, ospitati nell’impianto portuale e quelle dei proprietari di cabinati medio-alti.

Se da un lato, con la progettazione proposta, si potranno attuare consistenti iniziative per assicurare la massima efficienza nelle attività turistiche e di supporto nautico lungo gran parte dell’arco dell’anno, si potrà vieppiù, dall’altro lato, attuare una differente offerta dei servizi e delle attività all’interno dell’impianto portuale, per particolari periodi dell’anno, quali quelle tipiche del periodo di ferragosto, di Natale e di Pasqua.

Il litorale prospiciente la località Longobardi Marina, è uno dei siti che si presta a soddisfare alla localizzazione del porto in oggetto. E ciò sia per i fondali in cui ricade l’area di mare territoriale richiesta e sia per la possibilità di soddisfare la domanda, ad oggi insoddisfatta, di posti barca per la nautica minore.

Anche dal punto di vista strutturale l’opera foranea, ricadendo su fondali medio bassi (<8m), sarà di facile esecuzione e manutenzione ed i normali e modesti rifiorimenti di tratti di mantellata che potranno essere necessari nei primi anni di esercizio, saranno da attribuirsi agli eventuali e normali assestamenti degli elementi della mantellata.

Per verificare la fattibilità dell’intervento sono stati elaborati una serie di studi specifici di settore e le risultanze sono state riportate nei documenti allegati alla presente Relazione Generale. Tra tali studi: lo studio meteo-marino; lo studio di inserimento ambientale e paesaggistico, quello economico finanziario e gli altri prescritti dal DM 14/04/1998, in uno con gli ulteriori elaborati tecnici, dimostrano che l’impianto portuale, non solo è fattibile, ma è anche ben dimensionato e redatto a regola d’arte.

Il costo dell’opera è stimato in un milione e 600 mila euro, al netto dell’IVA,  interamente privati.

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