Ospedale di Paola

Morte di Bonavita

La caparbietà degli avvocati di parte civile ha portato a riconoscere la responsabilità per omicidio colposo

Fabio Melia
paola
Imprudenza, negligenza, imperizia. Queste, secondo la Corte d’appello di Catanzaro (presidente: Garcea; a latere: Bravin e Russi), le colpe di cui si sarebbero macchiati due medici dell’ospedale di Paola, Domenico Musacchio ed Elio Perrotta. Entrambi erano finiti sott’accusa nel 2005, dopo la morte di un paziente ricoverato nel reparto di Cardiologia-Utic, ma in primo grado erano stati assolti dall’accusa di omicidio colposo per insussistenza del fatto.
La Corte d’appello del capoluogo di regione, invece, ha totalmente ribaltato quella decisione, condannando i due professionisti a risarcire i familiari del 57enne Ennio Bonavita (danni che verranno quantificati in sede di giudizio civile), nonché al pagamento di una provvisionale di 20mila euro ciascuno per la moglie e i tre figli (difesi dall’avvocato Vincenzo Belvedere) e 8mila euro in favore del fratello della vittima (assistito legalmente dall’avvocato Francesco Santelli).
Sono proprio gli avvocati di parte civile i protagonisti di questa vicenda, perché i rappresentanti dell’accusa (Procura di Paola e Procura generale presso la Corte d’appello di Catanzaro) hanno preferito non impugnare la sentenza assolutoria di primo grado. I legali, invece, non hanno mollato la presa, imperterriti nella volontà di far proseguire del processo. È stato così deciso di ricorrere in appello, con lo scopo principale di veder riconosciuta la responsabilità dei medici almeno dal punto di vista del codice civile. La sentenza di ieri, tuttavia, sembra essere andata ben oltre le speranze degli avvocati di parte civile, dato che anche il procuratore generale aveva chiesto alla triade giudicante di assolvere i due imputati.
Ma come si è arrivati a questa profonda rivisitazione della prima sentenza? Per capirlo bisogna tornare indietro di sette anni, al mese di aprile. In quei giorni il signor Ennio Bonavita viene ricoverato nel reparto di Cardiologia-Utic dell’ospedale “San Francesco” di Paola. In corsia rimane tre giorni, durante i quali si sarebbe verificato più di un problema. I suoi familiari, infatti, fin dall’inizio della vicenda hanno sostenuto che il loro parente non aveva ricevuto alcuna cura, alcun accertamento clinico, strumentale o di laboratorio. Insomma, nessuno avrebbe cercato di capire quale fosse la patologia che faceva soffrire quell’uomo. Il 10 aprile, infine, si consuma la tragedia: Ennio Bonavita muore per un arresto cardiocircolatorio intervenuto in seguito ad un letale aneurisma dissecante della radice dell’arco aortico.
Da quel giorno, tuttavia, è partita una battaglia perseverante, senza soste, che ieri ha vissuto uno dei suoi momenti più importanti.
Eppure la morte di Ennio Bonavita non s’è tramutata soltanto in un caso giudiziario, doloroso per tutte le parti in causa. I suoi familiari, infatti, hanno dato il suo nome a un comitato popolare che ormai da tempo si batte contro gli errori, i disservizi e i tanti altri problemi che affliggono la sanità locale. Un gruppo civico che ha convogliato attorno a sé tante persone, unite dal desiderio di cambiare e migliorare la realtà in cui viviamo.
SBIRCIATO su GAZZETTA DEL SUD del 29/03/2012
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