Maria Francesca Calvano

San Lucido

Nei giorni scorsi una strada di località Gaudimare, a Paola, è stata intitolata a monsignor Raimondo Verduci su iniziativa dell’amministrazione comunale della città di San Francesco che ha voluto così ricordare la figura del canonico della Cattedrale di Cosenza, cittadino emerito di Paola, già alla guida della parrocchia della Madonna del Carmine di Sotterra. Il prelato, venuto a mancare nel novembre dello scorso anno dopo una lunga malattia, ha promosso nel corso della sua vita una preziosa opera sul territorio: la comunità paolana ha beneficiato del suo impegno e dei suoi insegnamenti. Lo stesso si può affermare per quella sanlucidana, in cui monsignor Verduci – ma per tutti era don Raimondo – ha operato per moltissimi anni: per questo alcuni propongono che anche una delle strade cittadine porti il suo nome. Potrebbe essere questo un modo per rendere onore ad un uomo il cui ricordo è sempre vivo nel cuore di tutti. L’intero sacerdozio di monsignor Verduci, iniziato con l’ordinazione il 2 luglio 1967, è stato caratterizzato da un forte legame con la gente non soltanto di fede cattolica, ammirata dall’umanità e dalla profonda cultura di un uomo che aveva messo, oltre alla sua vita, anche il proprio sapere al servizio degli altri tramite la docenza di Filosofia teoretica all’Istituto teologico calabro “San Pio X” e nel Seminario interdiocesano di Scutari in Albania, terra in cui si recava per aiutare i bisognosi, e per mezzo dei libri scritti, l’ultimo dei quali “Il credo di un biologo: Jean Rostand”. Uomo amato e punto di riferimento per tutti, don Raimondo se n’è andato a settantasette anni, nella notte tra il 19 e il 20 novembre 2011. Il suo impegno, però, al servizio degli umili, la sua voglia di rimanere una persona “normale tra i normali”, ne hanno fatto per tanti un simbolo a cui ispirarsi negli anni dell apropria esistenza.

SBIRCIATO su GAZZETTA DEL SUD del 3/04/2012

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