Comune-privati si va in corte di appello. In merito alla vicenda che vede una querelle tra una famiglia e l’ente circa alcuni espropri è stata fissata per il prossimo 11 luglio l’udienza sul contenzioso tra le due parti. Gli eredi Mellone hanno adito alle vie legali poiché non tutti gli espropriati (per fare spazio ai lavori del Piano di recupero urbano) sarebbero stati trattati allo stesso modo e non da ultimo per una serie di motivi relativi all’immobile (rudere) espropriato.

Ma andiamo con ordine. Come si evince dalle tavole relative un terreno di metri quadri 231,50 viene valutato ai proprietari come indennità di esproprio circa 35 mila euro (particella 180), mentre un altro poco distante dal precedente di 220 metri quadrati (particella 325) è liquidato con la somma di ben 132 mila euro. Anche se quest’ultima è una particella vicino corso Roma si tratta comunque di una differenza davvero notevole.

Nel ricorso si evidenzia inoltre che: «allo stato attuale il corpo di fabbrica espropriato è incompleto, in pessimo stato di conservazione staticamente compromesso, quindi per la sua demolizione si chiede che vengano rispettate tutte le precauzioni ed accortezze necessarie affinché non si metta in pericolo e pregiudizio la staticità del fabbricato principale dove lo stesso è in aderenza». E ancora:

«La particella n. 180 che interamente è di mq 473 è di natura edificabile ed è stata espropriata per 232 mq, a seguito di rilievo celerimetrico è risultato che la stessa è occupata in più di circa mq 10 (corpo scala esistente)». Sulla stessa particella insiste un fabbricato incompleto in ampliamento al corpo di fabbrica principale e all’arcata sottostante. L’immobile è così descritto: “l’area del corpo di fabbrica in tutto il suo comprensorio”, per tale motivo si scrive ancora nel ricorso: «si rende necessario che la particella 180, su cui insiste il corpo di fabbrica sia espropriata in tutta la sua interezza con il medesimo valore riconosciuto ai proprietari della particella 325avente stessa destinazione urbana».

SBIRCIATO su IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA del 20.04.2012

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