Image Francesco Storino

PAOLA – Microfoni spenti. Si sono chiusi i comizi per fare spazio ai festeggiamenti patronali. Ma la campagna alla ricerca dell’ultimo voto non si fermerà in questi ultimi sette giorni che separano dalle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale cittadino.

I candidati a sindaco della città di Paola sono partiti al piccolo trotto nelle pubbliche uscite. Si sono dapprima punzecchiati e stuzzicati  per poi attaccarsi duramente alla fine. Al di là di questo è stata una campagna elettorale che gli aspiranti primi cittadini hanno svolto porta a porta, casa per casa, quartiere per quartiere. Ognuno di loro ha cercato di non tralasciare nulla al caso.

CARLO GRAVINA – Continuità. È una delle parole che ha ripetuto più spesso ai comizi. Nel segno di “migliorare e accrescere” l’eredità lasciata dal sindaco uscente Roberto Perrotta. Il consigliere comunale ha rotto gli steccati della politica tradizionale. Come ha asserito in più di un’occasione la sua coalizione è un “laboratorio politico”  che mette insieme partiti ed uomini di estrazioni diversa dalla destra alla sinistra. La sua è stata una campagna elettorale che ha cercato di catturare il voto democratico. Di certo gli ultimi comizi della sua coalizione sono stati i più accesi. Da quello di Roberto Perrotta che ha bocciato il modello Reggio a quelli in cui sono state messe in risalto le parole di Scopelliti e il suo appello al voto disgiunto. La coalizione ha sottolineato il fatto che quelle del presidente della regione sono parole che vanno “contro le liste e gli stessi candidati del centrodestra”.

GIOVANNI ABRUZZO – Rinnovamento. In termini di età e in termini di volti nuovi. Ha fatto una campagna elettorale puntando molto sul ricambio generazionale. Le sue liste e i suoi candidati  puntano sulle “buone esperienze del passato” ma si discostano su scelte non condivise tra le quali quelle relative alla tassazione. La sua è “Voglia di rinnovare la politica”. E anche se l’età anagrafica nelle sue liste è bassa “non significa che siamo sprovveduti. Con noi ci sono lavoratori, laureati e laureandi abbiamo bisogno di una ventata di novità”. Si reputano “il vero centrosinistra». Si è evitato di fare polemiche contro gli schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Profilo basso e tante idee.

ALESSANDRO PAGLIARO – Cambiamento. Il suo voltare pagina è netto. E la sua bocciatura altrettanto forte. Verso coloro che hanno amministrato e coloro i quali sono anteposti a lui nella corsa a palazzo di città. Pagliaro nei suoi comizi ha parlato molto di legalità, di una città ancorata a poteri forti, di una città che deve liberarsi delle sue catene. Campagna colorata di verde e di arancio e di rosso. Parla molto di “lotta al trasformismi e alle false promesse da troppi anni disattese, di valori di onestà coerenza e trasparenza da tempo assenti nella politica paolana” il suo impegno è  rivolto a restituire “Paola ai paolani, senza padrini né padroni”. Ai comizi hanno fatto contorno le tavole rotonde. Come quella del 25 aprile con la partecipazione della senatrice Antonella Bruno Ganeri. Non si è nascosto dietro i problemi rappresentati dalla “Tela del ragno”  perché a Paola “è necessario un osservatorio sulla criminalità”. Con Cambia Paola e Fds “rappresentiamo la società civile”.

BASILIO FERRARI – Alternativa. Al governo cittadino di centrosinistra. Alternativa al sindaco uscente che viene bocciato dal Pdl senza se e senza ma. Secondo la coalizione dei moderati è stato fatto poco in questi cinque anni ed è necessario uscire dalle “secche dell’immobilismo amministrativo”. Si è puntato il dito sulla questione dei debiti “troppi” a dire del centrodestra e sul fatto che “la città e i cittadini sono vessati dalle tasse”. Si è fatto molto affidamento sul governo regionale di centrodestra con Scopelliti in testa a sospingere la “nuova stagione politica della città di Paola”. Paola non a caso è stata presa d’assalto da tanti esponenti di centrodestra di ogni livello. Per Ferrari è “la volta buona”, dopo quasi vent’anni di centrosinistra in cui la città si è tinta di un rosso a tratti fosche. Ma come è stato spiegato, l’ultimo esperimento con Gravina è fallito “si è solo accomunati da un laboratorio che di politico ha ben poco”.

SBIRCIATO su IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA del 30-04-2012

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