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Zigulì per Giuseppe Serpa

In settanta a scrutare gli occhi e ascoltare le parole di Massimiliano incalzato dagli stessi e da Francesco che legge con trasporto alcuni epitaffi del suo Zigulì consunto.

Occhiali da sole che fanno su e giù nella penombra del S. Agostino davanti gli occhi di molti.

Natalìa che prova a stemperare le emozioni in sala con lo “sguardo normativo” tradotto in un video anch’esso commovente.

Rosanna che rompe gli indugi e apre il dibattito.

Pino che ascolta in piedi appoggiato al muro e ci racconta il sapore della sua Zigulì.

Giuliano che non molla la mano del suo Francesco perennemente seduto.

Le mani di Giuseppe mosse dalla sua sensibilità artistica e dall’ascolto dell’evento, creano un acquerello disarmante che donerà a Massi.

“A Luigi compagno di viaggio. Già da tempo”. Così l’autore ha siglato il mio Zigulì.

Gli ho chiesto a chi servisse Zigulì ma già conoscevo la risposta.

Ho scoperto Massi una sera facendo zapping. Daria Bignardi intervistava un mini Messner. Tre secondi e l’inerzia dello zapping mi fa cambiare nuovamente canale. Torno sulle Invasioni Barbariche e lì comincia il mio viaggio in una caramella.

Il giorno dopo alle 8 del mattino ero già in libreria (?) per comprare il libro. Non c’era. Cacchio escalmo, già esaurito? Lo ordino.

Nei quindici giorni di spasmodica attesa il viaggio procede sul web: scopro recensioni e le pubblico su SBIRCIAPAOLA. Così come pubblico il video promo e la stessa puntata delle Invasioni su ospitatata da You Tube. Comincia il tam-tam del passaparola.

Quella notte di zapping, a mille km di distanza, Francesco scopriva anch’egli Zigulì. La mattina dopo intorno a mezzogiorno l’aveva già finito di leggere, a sbafo alla Feltrinelli di Milano, lo compra, chiama la Mondadori e chiede di Massi. Qualche sera dopo a casa di Massi i due, parlando del successo del libro scoprono il mio viaggio: la Mondadori aveva segnalato all’autore un blog che da giorni proponeva Zigulì ai suoi sbirciatori. Al nome del blog Francesco s’immobilizza. Non credendo alle sue orecchie, quasi balbettando e facendo un lungo preambolo pregandolo di credere alla spontaneità delle sue parole, comunica a Massi che uno degli autori di quel blog ero io, suo fratello.

Finalmente vengo in possesso del libro, lo leggo, non mi piace. Lo presto. Torna tra le mie mani. Lo rileggo facendo zapping tra le pagine, le apro a caso, le divoro, le rileggo più volte.

Comincia così un rapporto epistolare con Massi che lo ha portato Paola.

Propongo la presentazione di Zigulì a Paola alla sola persona che avrebbe sposato l’iniziativa con il giusto entusiasmo: mentre le parlo già lo acquista su Amazon in formato e-book, rompe gli indugi e mi da’ l’ok.

A chi serve Zigulì? A me è servito.

Leggerlo, parlarne e conoscere Massimiliano, queste tre azioni hanno cambiato il modo di vedere mia figlia. La gioia di vivere un figlio non è paragonabile ad altro ed è cosa comune a molti. E’ alta. E’ diventata estremamente eminente dopo Zigulì. Ancor di più dopo aver conosciuto la bellezza disarmante di Moreno.

Sorrisi, pianti, sguardi, capricci, ammiccamenti. Sfumature di una figlia che dall’inizio del mio viaggio in una caramella colgo in maniera diversa.

A quelli come me serve Zigulì.

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