Tag

, , , , , , , , , ,

Paola – Intenso e appassionante. L’incontro con Massimiliano Verga regala emozioni. Quello del Sant’Agostino non è il solito convegno e si capisce subito. Massimiliano sta tra la gente e regale perle di semplicità. È uno scrittore e un professore universitario segnato e provato da un dramma, il suo, e quello di Moreno. Un dramma che vivere di prima persona è differente. Massimiliano parla della vita di tutti i giorni, tra quelle quotidianità difficili da affrontare con accanto un figlio che non vede e che non capisce. Un bambino che era nato sano e che un giorno scopre “diverso”. Ha tanti interrogativi Massimiliano e dentro un senso di rabbia ed impotenza. I suoi pensieri sono molti duri ma anche ironici. Zigulì, “La mia vita dolceamara con un figlio disabile” racconta con spietata interezza odori, sapori e immagini di questa vita.
Luigi e Francesco Colella sono bravi a spezzare l’atmosfera e a rendere alcune storie che vengono narrate nel convegno (organizzato dal blog SBIRCIAPAOLA, dall’associazione SF(i)DA e dal Centro Socio Culturale “Frassati”) in una discussione aperta che i responsabili dei centri di volontariato e delle associazioni rendono vive.
Massimiliano Verga narra Zigulì, un libro che è una raccolta di pensieri e immagini quotidiane. «Che è uscito in una notte e il resto sul tram che mi porta al lavoro».
Intervengono in tanti e raccontano le loro storie. Natalia parla del fratello, Pino della figlia ognuno ha qualcosa da aggiungere. Magari un dettaglio. Si parla di società poco presente, di istituzioni assenti. Di barriere architettoniche. Di città che devono essere per tutti e non solo per qualcuno. Di speranza e di difficoltà. Tante difficoltà. Di leggi disattese, di cure e inserimento di viaggi della speranza. Di quei figli di un dio minore e delle loro famiglie che ancora oggi si ritrovano a discutere di diritti negati. Della parola “sensibilizzazione”.
Esistono oggi non solo barriere architettoniche ma soprattutto culturali che impediscono la partecipazione.
Natalia racconta l’idea che ha maturato in questi anni «la disabilità non è un problema, ma un modo diverso di vivere rispetto agli altri. È un percorso di vita in cui si apprendono molte cose. “Si impara ad apprezzare – dice ancora Natalia – la vita e le piccole cose, si gioisce per un semplice sorriso o per un piccolo progresso raggiunto, non solo dal disabile della nostra famiglia, ma anche dalle altre famiglie che s’incontrano in questo cammino». Mutare il concetto che ancora oggi esiste sulla disabilità, è possibile? Qualcuno la considera come una malattia, un male da nascondere. «Ciò che è messo in risalto di un disabile sono i suoi limiti, sofferenze e difficoltà, ma non si considera mai che anche loro possiedono delle capacità. La disabilità deve essere considerata una condizione normale e possibile, non qualcosa di estraneo e lontano da noi. Dobbiamo iniziare a pensare che il disabile non è solo il bambino che non cammina, non parla, non sente o è autistico». Francesco Colella recita gli “epitaffi” del libro. Si sofferma e chiede tanti perché all’autore. Massimiliano Verga si ritiene “fortunato” rispetto a tanti altri. Ha un lavoro, un posto statale all’università di Milano che gli permette di affrontare meglio certi problemi. Con sicurezza economica. Sicurezza come lo stesso afferma che molte famiglie non hanno.

«Prendete la vostra fotografia preferita, la più bella, quella che più vi emoziona. Poi impugnate un pennarello indelebile. Uno di quelli con la punta grossa, che si usano per scrivere sugli scatoloni quando si trasloca. Adesso tirate una bella riga sulla fotografia che avete scelto. Ecco, quello che vedete è come mi sono sentito quando mi hanno detto, per la prima volta, che Moreno sarebbe stato come lo conosco adesso». Massimiliano Verga ha solo 42 anni e sembra che il tempo sia passato velocemente per lui oppure più piano, «a seconda di come gira».

Francesco Storino

SBIRCIATO su IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA del 18/05/2012

Annunci