In 106 tra imprenditori, commercianti, docenti e politici, di cui 44 del Tirreno cosentino, sarebbero stati oggetto di indagini perchè accusati di aver progettato e organizzato corsi di formazione finanziati attraverso il Por Calabria 2000-2006 che in alcuni casi, pare, non si sarebbero mai svolti.

Truffa aggravata e malversazione ai danni dello Stato sono le accuse ancora tutte da provare.

I presunti illeciti sarebbero stati commessi tra il 2008 e il 2009. Sono otto i programmi di formazione finiti nell’inchiesta per circa 370.000 euro erogati dalla Provincia di Cosenza attingendo ai fondi Por della Regione Calabria.

Secondo la Procura di Cosenza gli indagati certificavano di aver sostenuto spese per le attività formative che in realtà venivano svolte soltanto parzialmente o non venivano
svolte affatto, certificavano una durata dei corsi superiore a quella effettiva, falsificavano le schede relative all’accertamento delle competenze di quanti avevano partecipato ai corsi, documentavano spese fittizie.

I corsi oggetto d’indagine riguardavano la formazione professionale ed erano stati organizzati da una società per il personale dipendente di 57 imprese operanti nella provincia
di Cosenza. In tutto sarebbero stati 136 i giovani con contratti di lavoro a tempo determinato “formati”.

Gli indagati, per come appreso dalla stampa locale sarebbero originari di Cosenza, Castrolibero, Amantea, Paola, Ardore, San Lucido, Pedace, Montalto Uffugo, Longobardi, Carolei, Belmonte Calabro, Milazzo, Spezzano della Sila, Maierà, Bisignano, Fiumefreddo, San Benedetto Ullano, San Marco Argentano, Mendicino, Luzzi, Rende, Lattarico, Roggiano Gravina, Crosia, Fuscaldo, Mangone, Spezzano Piccolo, Castiglione Cosentino, San Martino di Finita, Spezzano Albanese, Parenti, Borgia, Paterno Calabro, Soveria Mannelli, Tarsia, Rovito, Celico, Guardia Piemontese, Diamante, Ionadi, San Benedetto Ullano.

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