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Al nuovo sindaco di Paola, Basilio Ferrari, comunichiamo che SBIRCIAPAOLA già da più d’un mese ha mosso i primi passi per la costituzione del COMITATO LOCALE aderente al Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio”. Anche nella provincia di COSENZA, quindi, e per la precisione nell’area del TIRRENO COSENTINO, si è deciso di dar vita ad un comitato locale per sviluppare la campagna nazionale “Salviamo Il Paesaggio” lanciata dal Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. Il Forum ha avviato, lunedì 27 Febbraio, il primo “tempo” di questa importante campagna, con la spedizione a tutti i Comuni italiani di una richiesta: la compilazione di una particolare scheda di censimento in grado di mettere in luce quante abitazioni e quanti edifici produttivi siano già costruiti ma attualmente non utilizzati, vuoti, sfitti. In ogni Comune …! Anche a Paola.

E’ la precisa proposta di un metodo di pianificazione, che andrebbe adottato con immediatezza per scongiurare ciò che sta purtroppo accadendo, ovvero che i piani urbanistici siano realizzati lontano dai bisogni effettivi delle comunità locali e prevedano nuovo consumo di suolo nonostante l’ampia disponibilità edilizia già esistente.

Conoscendo le posizioni dell’attuale maggioranza sul nuovo PSC, speriamo che questa nostra iniziativa possa avere più ampio coinvolgimento entrando tra le mura municipali e pianificando diversamente il futuro della città di Paola.

Per approfondimenti consigliamo di visitare i nostri contributi pubblicati sul blog. Cliccando qui.

Questo post lo dedichiamo al recente libro di Maurizio Pallante MENO E MEGLIO – decrescere per progredire. Strettamente legato alla nostra idea di pianificazione per salvare ciò che è rimasto del paesaggio.

La felicità, il benessere, la qualità della vita non hanno alcuna relazione diretta con la ricchezza materiale.

Avere molto non significa stare bene. Al contrario, staremo meglio se sapremo proporci come obiettivo non il meno, ma il meno quando è meglio.

Maurizio Pallante, autore del libro, racconta in queste pagine una rivoluzione fatta di semplicità, di ragione e di rispetto, che si fonda sulla scelta di ridurre la produzione e il consumo delle merci che non soddisfano nessun bisogno. Dalla crisi di oggi ­–  che è ambientale, energetica, morale e politica, oltre che economica – si potrà uscire se la società del futuro saprà accogliere un sistema di vita e di valori fondato sui rapporti tra persone, sul consumo responsabile, sul rifiuto del superfluo.

Il pil è un indicatore monetario e misura solo le merci prodotte ma non i beni.

I beni sono cose e servizi che rispondono a un bisogno; le merci rispondono solo al mercato del consumismo, spesso dannoso e anche inquinante.
La “crescita” in base al pil non indica miglioramento delle condizioni umane: se per esempio si vendono più medicine vuol dire che la gente sta male ma il pil cresce.
Per il fil (felicità interna lorda) bisogna avere meno, produrre meno, agitarsi meno.
Il movimento dei mercati finanziari è stato 8 volte più grande di agricoltura-industria e servizi messi insieme. Perché?
Perché le economie non possono più espandersi a ritmi sostenuti e invece il capitale non può smettere di crescere.
Così esso sposta la sua crescita nella finanza speculativa.
La sua linfa è il debito degli stati che ormai lievita.
Perché?
Perché si produce troppo e non si riesce a comprare tutto.
Il nostro sistema, come accennato prima, si basa sulla crescita del pil (non dei beni) e spinge le aziende ad aumentare i costi in tecnologie per produrre più roba che sempre meno gente però può permettersi di comprare dato che il loro salario non cresce col pil.
Si crea quindi la spesa in deficit degli stati.
La crescita di un paese deve stabilizzarsi amministrando le risorse (limitate), distribuendo la ricchezza, imparando a riparare e non buttare, a produrre solo il necessario.
Soprattutto promuoverere la cultura dell’essere, della collaborazione invece della competitività.
La cultura dei valori e non quella dell’alienazione.

Tornando a radicarci nel nostro territorio paolano, uno degli imput che vorremmo dare alla nuova Amministrazione è che, partendo dalla considerazione che si è costruito troppo, e spesso lo si è fatto in variante o in deroga ai PRG, Paola non ha più il suo paesaggio, non ha verde.

Come sappiamo, altra pecca del nostro costruire (tutto meridionale) è l’aver costruito a debito. Questo comporta che i prezzi finali degli immobili, che incorporano anche l’interesse pagato dall’immobiliarista alle banche che di lui si sono “fidate”, risultino troppo alti per le tasche dei giovani italiani, complice anche la stretta sui mutui erogata dalle banche, specie in questo periodo di crisi economica.

In molti, anche se non hanno interessi diretti, scelgono di essere semplici spettatori: guardano lo scempio del territorio e nella maggior parte dei casi si sentono impotenti. Mancano loro gli strumenti e gli stimoli per “partecipare”. Eppure fermare la costruzione di altri edifici, bloccare le “colate” di cemento, è possibile.

Noi di SBIRCIAPAOLA abbiamo scelto di essere “attori” di questa inversione di rotta per cercare d’imporre un’altra chiave di lettura cercando di sensibilizzare le “sentinelle”, i cittadini per animare una nuova visione di Paola contro lo scempio che sta subendo il nostro paesaggio.

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