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SBIRCIAPAOLA riceve e pubblica.

Il re nudo, perso il potere, è caduto nella polvere e ora getta i suoi ultimi strepiti. E lo fa alla sua maniera: rozza, bugiarda, arrogante e volgare. Si eclissa durante una serata in cui Giovanni Impastato ha onorato la memoria del fratello Peppino, ucciso dalla mafia di Tano Badalamenti, in cui si è parlato di antimafia ai massimi livelli, alla presenza di tutte le forze politiche, giustamente presenti in piazza quando si affrontano temi su cui non si possono mostrare divisioni.

Il re nudo però era assente. Non si mostra, non condivide. E vuole che si sappia. Detta ad un suo uomo una nota stampa carica d’odio e violenza. La manda ai giornali. Il re nudo, soprattutto ora che ha perso il potere, non tollera le critiche, specie se vengono da una donna. Il 28 aprile ha attaccato duramente Antonella Bruno Ganeri (colei che lo ha “creato” in politica) perché si era permessa di criticarne la gestione amministrativa. Il 9 giugno attacca Marta Perrotta, perché ha osato ricordare quando, nel 2008, la vecchia amministrazione impedì all’associazione “Confronti” e al Procuratore Eugenio Facciolla di celebrare in piazza la memoria di Antonio Maiorano, perché “è estate e la gente si vuole divertire, non si deve parlare di queste cose”. Il re nudo rifiuta la verità, e quando gliela si sbatte in faccia dice che tutti sono bugiardi, tranne lui. Diceva che erano tutti bugiardi quando si denunciavano gli enormi debiti accumulati del comune, e lo diceva mentre, zitto zitto, certificava di avere infranto il patto di stabilità. Dice che Marta Perrotta è bugiarda quando lo inchioda alle sue responsabilità, ma tutti ricordano che proprio in quell’occasione lo stesso procuratore Facciolla definì “gravissima e inaudita” la condotta dell’amministrazione comunale. Il re nudo non scende mai nel merito delle questioni, ma attacca a testa bassa e cerca di spostare l’oggetto delle discussioni che preferisce non affrontare. Ci racconta di aver intitolato la palestra comunale al povero Tonino Maiorano, e di essersi costituito parte civile nel processo, ci racconta di aver dedicato un monumento ad (una) vittima di mafia (il compianto Luigi Gravina), ci racconta di aver intitolato una villetta a Placido Rizzotto. Non ci racconta di non aver mai presenziato ad una sola udienza del processo, non ci racconta che onorare Placido Rizzotto non è stata una sua scelta, ma un indirizzo nazionale lanciato dal Presidente della Repubblica e, soprattutto, non ci dice perché nel 2008 non consentì quella manifestazione. Non ci racconta che non è riuscito a pronunciare la parola mafia neanche durante i funerali di Tonino Maiorano. Perché era questo l’oggetto del discorso, non altri. Ed è la verità. Per questo il re nudo viene sopraffatto da un bilioso rancore, perché sa che le accuse che gli vengono mosse sono vere e lui non può rispondere. Il resto sono chiacchiere: anche Totò Cuffaro si stracciava le vesti e gridava “La mafia fa schifo!”, ma questo non fa di lui un baluardo della lotta antimafia, tanto che oggi si ritrova ospite delle patrie galere, condannato in via definitiva per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Il re nudo non tollera chi conserva la memoria, perché la memoria significa consapevolezza, dignità collettiva, capacità di imparare dai propri errori e, dunque di programmare e governare. Un popolo che conserva la memoria è un popolo che sfiducia chi non sa amministrare e punisce gli incoerenti. Il re nudo questo non lo sopporta, perché non ha mai saputo governare e perché alle ultime elezioni ha riciclato, rimestato, stretto patti col diavolo nel tentativo (non riuscito) di rimanere in sella. Il popolo lo ha punito e lui non si dà pace. Farebbe meglio, il re nudo, a rivestirsi, darsi una ripulita e trovare il modo di spiegare ai cittadini e agli inquirenti, che la sua reattività sull’iniziativa con Giovanni Impastato non ha nulla a che vedere con l’inchiesta “tela del ragno”. Farebbe meglio, il re nudo, a prendersi le proprie responsabilità, magari firmando da sé i propri comunicati o, almeno – visto che tentano goffamente di mettere in dubbio la credibilità di persone che non hanno nulla da nascondere – facendoli firmare a chi ha un passato altrettanto cristallino. Ma il re nudo non sa più cosa è meglio fare: ha perso il potere, è caduto nella polvere e ora getta i suoi ultimi strepiti. Il silenzio, fortunatamente, non tarderà.

 

Nota stampa della Federazione della Sinistra 

La federazione della Sinistra condanna con forza l’attacco volgare e livoroso alla compagna Marta Perrotta contenuto in una nota stampa del PSI comparsa sulla stampa cittadina sabato 9 giugno

Non siamo di certo noi a scandalizzarci per la polemica politica anche dura e feroce se necessaria, ma apostrofare personalmente, in modo assolutamente rozzo e prepotente, gli avversari politici è una condotta intollerabile e indegna di un paese civile.

Siamo di sicuro davanti al riflesso condizionato dell’amaro boccone che il PSI e il sindaco uscente Roberto Perrotta hanno dovuto ingurgitare alle elezioni comunali sopratutto per loro responsabilità, al cospetto di una città che ha inteso punire e stigmatizzare scelte e atteggiamenti amministrativi e politici che, in gran parte, riafforano nella sguaiata polemica adesso intentata contro la compagna Marta Perrotta, una professionista seria, impegnata e trasparente, membro dell’associazione Libera di don Ciotti, che ha fatto della legalità uno dei principali temi del proprio impegno politico.

E’ solo livore questo, e noi siamo convinti che simili sproloqui siano figli delle tardive convulsioni di chi in generale, ma rispetto ad alcune delicate tematiche in particolare, non riesce ad accettare i motivi di una sconfitta che è anche da ricercare in un atteggiamento colmo di biliosa arroganza e perciò assolutamente lesivo del rispetto per gli altri.

Si è voluto adesso scadere nell’insulto personale, ed è questa la dimostrazione di un vero analfabetismo culturale e di una spocchia che si rispecchia nell’arroganza e nella più totale scostumatezza politica e personale.

E’ meglio che ci facciano l’abitudine, questi signori, e che sappiano che non ometteremo, solo causa della viltà di chi vorrebbe sfuggire alle sue enormi responsabilità, di raccontare ai cittadini quella che riteniamo essere la verità dei fatti e non le favolette di chi ha smarrito tutti gli argomenti per una sana attività politica e si abbandona al dileggio altrui e al rancore inutile e indiscriminato.

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