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SBIRCIAPAOLA riceve e pubblica.

In oltre otto anni di pratica giornalistica non mi era mai capitato di leggere attacchi tanto volgari nei confronti degli avversari politici, nemmeno nei momenti più duri e più tesi della vita politica cittadina. E del resto, uguale impressione deve aver fatto sui colleghi cronisti che ieri si sono trovati a dover gestire il comunicato a firma della locale sezione del Psi, se alcuni hanno deciso di pubblicarla integralmente senza apporvi la propria firma. Non posso fare a meno di rilevare come gl’insulti siglati dal leader socialista siano quanto di più scadente e pedestre sia mai comparso sulle pagine di un giornale: intanto perché l’attacco demolitorio a chi si sottopone al confronto culturale libero e aperto è quanto di più antidemocratico si possa pensare; in secondo luogo perché una simile ferocia belluina sferrata contro una specifica persona additata con tanta violenza, significa esporre quella persona alla rappresaglia della delinquenza oltre che al ludibrio dei lettori; in terzo luogo perché la presa di posizione del Psi non era finalizzata a rispondere nel merito agli interrogativi sollevati da una persona che rappresentava in quel momento un partito (Federazione della Sinistra), un’associazione politico-culturale locale (Cambia Paola) e un’associazione di rilevanza nazionale (Libera). Il punto non era se le iniziative prese dalla passata amministrazione comunale per ricordare la tragica scomparsa di Antonio Maiorano fossero o meno valide o se fossero o meno vere. Il punto era un altro: come mai è stato impedito a un’associazione culturale di prendere un’iniziativa privata che potesse affiancarsi a quelle dell’amministrazione. Forse si temeva che la profondità della discussione impostata da liberi cittadini mettesse in luce, per contrasto, la superficialità delle iniziative di un sindaco che aveva scoperto una targa quasi alla chetichella (come non ricordare che alla cerimonia erano presenti una decina di persone (tra cui la sottoscritta, in qualità di cronista)? Forse si temeva che il coraggio delle parole usate da privati cittadini facesse risaltare la viltà di un sindaco che in otto anni di governo cittadino non ha mai pronunciato la parola “mafia”? Se Caruso fosse stato in piazza – come lo erano tanti e tanti politici locali – avrebbe ascoltato il tenore dei discorsi. Ma non c’era. E la cosa non mi stupisce, visto che né lui né i suoi degni compagni sono mai stati presenti alle numerose iniziative sulla legalità organizzate negli anni passati.

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