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Con 500.000€ si vuole scongiurare il mare inquinato dello scorso anno.

PAOLA
Stagione estiva al via. Le speranze degli operatori balneari e dei cittadini del comprensorio per un mare pulito sono riposte soprattutto nella depurazione e negli scarichi abusivi. Ci sono margini di miglioramento rispetto a tre anni fa. Se vogliamo sbilanciarci si arriva a una situazione ottimale, sul Tirreno cosentino, del 70%. Una evoluzione netta si potrà intravedere nel prossimo biennio. Tutto dipenderà dai comuni, da come risponderanno e da come cercheranno di risolvere quelle problematiche che sono sul tappeto.
Di tutto questo ne abbiamo discusso con Bruno Giordano, procuratore capo della repubblica di Paola. Snocciola numeri e fa esempi importanti il dottor Giordano e suggerisce dove bisogna migliorare.
La stagione balneare è appena iniziata. Le aspettative di trovare acque cristalline dipenderanno anche da quanto è stato fatto per risolvere le problematiche relative all’inquinamento. Tutto questo riconducibile non solo alla depurazione ma anche al fenomeno degli scarichi abusivi e del mancato allaccio delle abitazioni al collettore. Ricordiamo che la Procura della Repubblica di Paola in questi tre anni ha apposto sigilli ai depuratori, avviato fascicoli di indagine, emesso avvisi di garanzia. Il tutto è servito e sono stati fatti passai avanti da diversi comuni.
«L’inchiesta – evidenzia Giordano – non può risolvere i problemi può solo sollevarli se ci sono reati può perseguirli, può intervenire nel proprio ambito giudiziario. Ma se un depuratore non funziona perché va sostituito non è la Procura della Repubblica che può imporre all’amministrazione comunale o regionale di costruirne uno nuovo».
Andiamo al punto. «Se in un paese non tutte le abitazioni sono allacciate al collettore e scaricano a mare personalmente posso fare una ricognizione della situazione ma non posso dettare i tempi e i modi in cui il collettamento deve avvenire. Abbiamo in tre anni sollevato il problema. E in merito devo dire che ho ricevuto la collaborazione degli amministratori. I sindaci si sono dati da fare sia per i collettori dei fabbricati che per mettere in sicurezza i pozzi neri, perché molti sono perforati e quindi permeabili nei terreni sottostanti. A questo ci siamo arrivati attraverso i controlli degli auto spurghi. Oggi c’è una maggiore sensibilizzazione verso il problema. Le amministrazioni si rendono conto che le case devono essere collegate alle condutture pubbliche».
Un esempio positivo. «A Cetraro, Acquappesa e Belvedere i cittadini si sono messi d’accordo con gli enti, eseguendo loro i lavori di allaccio e successivamente hanno avuto alleggerimenti nelle bollette».
E uno negativo? «A Paola ci sono circa 700 abitazioni che non confluiscono nelle condotte comunali. E sempre a Paola (ma anche a Verbicaro) nei pressi del depuratore c’erano by pass per scaricare a mare (ora eliminati). Sarebbe poi necessario che le strutture abbiamo tecnici capaci e dipendenti professionali». E a Paola bisognerebbe anche fare controlli sui mancati allacci, che pare non avvengano per mancanza di personale.
Parliamo degli impianti. «Devono essere adeguati e funzionanti. A norma. Non sempre depurano come dovrebbero perché sono obsoleti».
Un buon esempio è dato da Cetraro (nuovo) e Praia a Mare. Bisogna anche saperli gestire. A Paola per esempio se da un lato il comune deve 2milioni di euro alla Smeco dall’altro l’amministrazione uscente l’ha accusata di non aver fatto nei modi dovuti la depurazione. Bisognerebbe analizzare attentamente certe situazioni».
Ben vengano i finanziamento regionali, ma non si dimentichi che «le amministrazioni – conclude il procuratore della Repubblica di Paola – hanno anche il preciso compito di vigilare sui loro depuratori».

Francesco Maria Storino

SBIRCIATO su GAZZETTA DEL SUD del 21/06/2012

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