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Nel tardo pomeriggio del 31 maggio scorso, davanti al tribunale di Lamezia Terme è stata portata una bara e un manifesto funebre come segno della morte della giustizia per la chiusura del presidio. Le finestre del Palazzo di Giustizia di Lamezia Terme coperte da manifesti, cartelloni e striscioni, all’ingresso sono stati distribuiti volantini con su scritto “I presìdi di legalità non si toccano”.

Paola, Castrovillari, Rossano e Lamezia Terme sono in fermento. I quattro tribunali e la cittadinanza tutta sono in mobilitazione contro la proposta di chiusura dei Palazzi di Giustizia.

Cosa avverrà nei prossimi giorni? Trattative sono in corso a Roma: sindaci e presidenti degli ordini degli avvocati fanno sentire le loro ragioni direttamente presso i ministeri deputati.

Da domani nuove proteste ad oltranza presso i quattro tribunali calabresi.

SBIRCIANDO su anftv.it:

Geografia giudiziaria: dal Governo pochissimi ripensamenti. Destinati a chiudere 33 tribunali minori e 37 procure. Spariranno anche 220 sezioni distaccate e 674 uffici del G.d.P.

Pochi ripensamenti da parte del Governo sul progetto di ridurre drasticamente il numero degli uffici giudiziari. Mentre si contrappongono le cifre su quello che dovrebbe essere il risparmio derivante da questa discussa operazione, il c.d. rapporto Birritteri è annunciato in arrivo prima sul tavolo del Ministro Severino, che a più riprese ha ribadito la necessità di questa amarissima soluzione, e poi del Governo, che presumibilmente proseguirà dritto sulla strada intrapresa.

Anticipato more solito dagli organi di informazione, il documento parla di 33 tribunali “minori” e 37 procure destinate alla chiusura ed è stato messo a punto in base ai criteri della legge delega e delle indicazioni del gruppo di lavoro insediato al ministero della giustizia che, sulla base di una serie di parametri, aveva già ridotto a 37 i possibili tagli rispetto ai 57 ipotizzati inizialmente. Se accolto e trasformato in decreto, consentirebbe, secondo le stime del Governo, di «movimentare» 461 magistrati e 7.000 dipendenti amministrativi, con una riduzione di costi che da parte ministeriale vengono stimati in 76 milioni di euro.

Per quanto riguarda i Tribunali, queste le sedi destinate a chiudere: C.A. Torino: Acqui, Alba, Casale Monferrato, Mondovì, Saluzzo, Tortona; C.A. Milano Vigevano, Voghera; C.A. Brescia: Crema; C.A. Trieste: Tolmezzo; C.A. Venezia: Bassano del Grappa; C.A. Genova: Sanremo, Chiavari; C.A. Firenze: Montepulciano; C.A. Ancona: Camerino, Urbino; C.A. Perugia: Orvieto; C.A. Roma: Cassino; C.A. Napoli: Ariano Irpino, S.Angelo dei Lombardi; C.A. Salerno: Sala Consilina; C.A. Bari: Lucera; C.A. Potenza: Melfi o Lagonegro; C.A. Catanzaro: Castrovillari, Lamezia, Rossano, Paola (non esclusi ripensamenti per l’altra criminosità della regione); C.A. Messina: Mistretta; C.A. Catania: Modica, Caltagirone; C.A. Caltanissetta: Nicosia; C.A. Palermo; Marsala Sciacca. Per tre anni era stata già congelata la situazione della C.A. de L’Aquila, in quanto zona terremotata. Infine, i grandi tribunali metropolitani, ad esempio quello di Roma, potrebbero invece sdoppiarsi.

Non è detto che in sede governativa le conclusioni del rapporto non possano essere modificate in considerazione di esigenze particolari (ad esempio il maggior livello del tasso di criminalità registrato in talune zone del Paese). Il CNF e l’Anci hanno tra l’altro inviato ai presidenti delle commissioni giustizia di Senato e Camera, Filippo Bersellie Giulia Bongiorno, la richiesta di un’audizione congiunta, ma è difficile pensare che possano conseguirne stravolgimenti.

A questi dati preoccupanti se ne aggiungono altri ancor più gravi inerenti la paventata conferma della chiusura in blocco delle 220 sezioni distaccate dei tribunali e dei 674 uffici del giudice di pace, con conseguente accorpamento delle relative funzioni e competenze a tribunali maggiori ed annessi uffici del g.d.p., senza alcuna preventiva valutazione della possibilità di “assorbimento”. Conoscendo le notorie carenze strutturali di alcune sedi, quel che se ne può dedurre già da ora è che nuovi disagi andranno ad aggiungersi a quelli attuali, accrescendo le difficoltà del cittadino ad ottenere la tutela dei propri diritti da parte di una giustizia sempre più distante, ora anche logisticamente. Ma tant’è, far funzionare inadeguatamente le sedi giudiziarie è un modo come altri per raggiungere quell’effetto deflattivo che è poi la madre di tutte le guerre recenti nel comparto giustizia.

Resta anche questa volta l’amara considerazione dei ritardi dell’avvocatura su un tema, quello della revisione delle sedi giudiziarie, che si sapeva essere da tempo tra le priorità del Governo tecnico, l’unico in grado di affrontarlo senza subire le pressioni bipartisan della politica.

Se responsabilmente, una volta reso noto in linea di massima il primo elenco, che prevedeva la soppressione di ca. 60 tribunali, non si fossero alzate barricate indiscriminate a prescindere da tutto, se non ci si fosse limitati, da parte dei rappresentanti apicali della categoria, ad opporre solo dei NO per farsi facile propaganda sul territorio e fossero state invece formulate proposte alternative serie, seppur dolorose, probabilmente si sarebbe potuto evitare il taglio indiscriminato di tutte le sezioni distaccate e di tutti i giudici di pace.

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