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Noi di SBIRCIAPAOLA, e speriamo non solo noi, siamo convinti che non sia il momento dei deliri di stampo politico ma il tempo del rimboccarsi le maniche tutti insieme per l’ennesima spoliazione che rischia Paola e, allargandoci, la provincia di Cosenza e la Calabria intera.

SBIRCIANDO nella rete ma anche ascoltando e ricevendo contributi, il caso della paventata chiusura di quattro tribunali calabresi sembrava aver scosso qualcuno dalla crisi di astensione politica degli ultimi giorni. Facile additare gli altri per colpe o promesse fatte o non fatte sulla salvezza del tribunale, dell’ospedale, della stazione, dei conti del Comune, del mare, … Facile farlo dietro una tastiera o all’interno di circoli, partiti e partitini, studi, … spiaggia. Si, la spiaggia, perché crediamo che forse non si sia capito ancora il grande rischio che corre Paola con l’eventuale chiusura del tribunale. Si, la spiaggia, perché crediamo che non sia il luogo deputato a fare una protesta che dovrebbe alzarsi forte, fortissima, per tale insulsa decisione ministeriale.
Crediamo sia un atteggiamento puerile e privo di spessore politico far passare la decisione della ministro Severino come incapacità a tenere il tribunale di Paola aperto a tutti i costi da parte dei politici locali.
Specie chi lavora dentro i tribunali, dovrebbe sapere che il disegno delle circoscrizioni giudiziarie e l’organico dei magistrati dipendono da leggi dello Stato e non dalla politica locale. Quest’ultima pare si sia accorta che ci sarebbe da spingere affinché si faccia un passo indietro riguardo tale scellerata decisione: per lunedì è stato indetto un consiglio regionale straordinario per chiedere una deroga per la Calabria a causa della triste realtà mafiosa che ci circonda.
La decisione del taglio, non più per risparmiare ma per migliorare l’efficienza della macchina giudiziaria (?), spetterà adesso al parlamento. Verranno allo scoperto i nostri parlamentari?
Nel frattempo la politica locale prende il sole. Purtroppo ci consta che tutta Paola prende il sole in un momento così critico. La flebile protesta di venerdì mattina al tribunale di Paola ha visto qualche slogan stampato su a4, fare bella mostra di se attaccato alle inferriate e ai vetri, e un triste gazebo dell’ordine dei commercialisti vuoto. Qualche decina d’avvocati sul sagrato. Nulla più.
Non si è forse ancora capita la gravita della questione, oltre ad avvocati e personale del tribunale, siamo tutti coinvolti: geometri, ingegneri, architetti, commercialisti e ragionieri, copisterie, bar, ristoranti, … Quante domiciliazioni presso avvocati cosentini ci saranno, e quanto costerà in più al cittadino farsi seguire da un avvocato paolano?
Siamo tutti coinvolti, rendiamocene conto.
Il silenzio del week-end appena passato avrebbe dovuto lasciare il posto ad eclatanti forme di protesta di 20.000 paolani uniti ai cittadini di tutta la costa, perché siamo tutti coinvolti. Invece no, tutti al mare. Tutti ad aspettare che la manna cali dal cielo, tutti ad aspettare che quel parlamentare che abbiamo mandato a Roma si esponga per noi.
La lettera al ministro inviata dal nostro sindaco Ferrari è un urlo di protesta. È ancora troppo silenzioso però, si accompagna al dispaccio inviato al presidente Monti dalla delegazione del PDL. Ed è ancora troppo silenzioso.

Gli altri partiti dove sono? Il PD sostiene Monti ma i tribunali calabresi sono per caso di loro interesse? E le altre forze politiche locali? Quelle che non se le sono mandate a dire fino a qualche settimana fa?
In spiaggia, è domenica.

Chiudiamo con un altro urlo di protesta, di qualcuno che la ‘Ndrangheta, quella SPA che alla fine contribuirà a non far chiudere i tribunali calabresi, la combatte sul campo per missione.

SBIRCIANDO su strill.it:

“Vanno di moda i tagli ma io ne parlavo già dieci anni fa.. Non ha timore di mettere in evidenza le contraddizioni insite nel decreto di spending review il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, che partecipando alla serata inaugurale di Tabularasa, la manifestazione estiva sui temi della legalita’ giunta alla sua terza edizione ha sottolineato “vogliono tagliare i Tribunali in Calabria, ma nessuno sa che alla Corte d’Appello di Torino ci sono 17 Tribunali a 20 chilometri l’uno dall’altro”. Una situazione paradossale per il procuratore aggiunto della Dda reggina , che aggiunge ”Sono questi i veri sprechi. Se ne potrebbero chiudere almeno dieci. Non possiamo continuare a pensare di vivere sulle spalle della pubblica amministrazione senza produrre nulla. Non è possibile che nella pubblica amministrazione ci siano 5 persone che si ammazzano di lavoro e 5 che passeggiano. Non siamo alla fame stiamo solo sprecando un po’ di meno. Se fossimo alla fame saremmo già alla rivoluzione”.

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