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La ministro Paola Severino*

Con tutto il più alto rispetto “umano” nei confronti della ministro Paola Severino, sembra proprio che il suo taglio lineare (sulla carta) dei tribunali “minori” sia stato un tiro mancino dovuto a pressioni di derivazione politica e mediatica. Non si capisce infatti come in pochi giorni abbia così radicalmente non presi in considerazione alcuni punti nevralgici della legge 148/2011 in cui si specificava “ridefinire, …, l’assetto territoriale degli uffici giudiziari secondo criteri oggettivi e omogenei che tengano conto dell’estensione del territorio, del numero degli abitanti, dei carichi di lavoro e dell’indice delle sopravvenienze, della specificita’ territoriale del bacino di utenza, anche con riguardo alla situazione infrastrutturale, e del tasso d’impatto della criminalita’ organizzata, nonche’ della necessita’ di razionalizzare il servizio giustizia nelle grandi aree metropolitane; …”.

Le proteste che si sono alzate all’indomani delle scellerate decisioni della ministro, non devono quindi avere uno stampo campanilistico e non possono essere alimentate da approssimazioni giornalistiche. E’ il caso di chi addita la politica locale alle responsabilità dovute alla paventata chiusura del tribunale di Paola. Quella politica locale che amministra Paola da pochi giorni, e che oggi, 09/07/2012, era a Reggio Calabria a partecipare ai lavori del “Consiglio Regionale urgente e straordinario per dare una risposta pronta ed unitaria contro il taglio previsto dal Governo sui Tribunali di Lamezia, Rossano, Castrovillari e Paola”.

Che i tagli proclamati siano l’effetto della mania regionieristica del Governo Monti, che essendo un governo di tecnici taglia senza tenere conto della realtà, era a aspettarselo.

Toccherà adesso al parlamento e prima ancora alla Commissione Giustizia fare la voce grossa. Toccherà principalmente alla miriade di esponenti politici calabresi che siedono a Roma. Di qualsiasi colore essi siano, anche di quei colori che oggi in Consiglio regionale erano ingiustificatamente assenti.

In Consiglio è stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno finalizzato ad iniziative da presentare al Governo contro i tagli previsti nella legge delega. Oltre al sindaco di Paola Basilio Ferrari, erano presenti a Palazzo Campanella molti altri rappresentanti dei territori interessati dai tagli, invitati a riferire di fronte ai parlamentari calabresi intervenuti e ai consiglieri regionali.

Oltre alle “arringhe” del Presidente del Consiglio Francesco Talarico e del Presidente della Giunta Giuseppe Scopelliti, sono seguiti i contributi di una serie di addetti ai lavori, Presidenti dei Tribunali e degli Ordini degli Avvocati, dei diversi territori che sarebbero interessati dal taglio delle sedi giudiziarie. Tra loro anche il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lamezia Terme Gianfranco Barbieri, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Rossano Serafino Trento, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Paola Vito Caldiero, Eugenio Salerno in rappresentanza del Consiglio Comunale di Castrovillari, il Sindaco di Paola Basilio Ferrari, il Sindaco di Rossano Giuseppe Antoniotti, Vicesindaco di Lamezia Terme Francesco Cicione, Alessandra Baldari della Segreteria Regionale Cgil e Antonino Nasone Segretario generale della Uil Giustizia.

Dall’unanime decisione di fronte comune e unitario per rispondere ai bisogni della comunità regionale si è passati, come non aspettarselo, alla querelle dovuta alla presenza in aula di tanti rappresentanti romani del centrodestra e all’assenza del centrosinistra: la Presidenza del Consiglio assicura di aver inviato tutti ma, stando a quanto riferito in aula dal capogruppo del Pd Sandro Principe, pare che gli inviti non siano mai giunti a destinazione. Neanche fosse un party.

Tutti comunque in coro a ribadire le prerogative dei diversi territori e sottolineare la necessità di mantenere presidi di legalità all’interno di aree ad alta densità criminale, anche a costo di giungere ad azioni eclatanti.  ”Si sta tentando di sopprimere proprio i tribunali più efficienti – dichiarano i rappresentanti territoriali – ricorreremo ad ogni tipo di strumento per difendere non solo i Tribunali calabresi ma quelli di tutte le aree ad alto rischio criminalità”.

Presenti Angela Napoli, Pino Galati, Ida D’Ippolito, Mario Tassone, Giovanni Dima, Iole Santelli. Duro il giudizio del capogruppo in Regione del Pd Sandro Principe: “chiudere quattro Tribunali in Calabria è assurdo, un ordine del giorno non basta. Ritengo che una delegazione delle istituzioni calabresi debba recarsi a Roma a portare le istanze del territorio anzitutto ai parlamentari, poi alle commissioni ed infine al governo“.

Il dato desunto dall’incontro di oggi è quindi il rispetto dei vincoli contenuti nella legge delega: la situazione infrastrutturale e il tasso d’impatto della criminalità organizzata.

Come già scritto ieri da SBIRCIAPAOLA, anche oggi la conferma è che la ‘Ndrangheta contribuirà a non far chiudere i tribunali calabresi. Nel calderone non è sola però, ad accompagnare la più grande organizzazione criminale al mondo c’è l’A3 SA-RC e le S.S. 18, 107, 106, … Le nostre infrastutture.

Che si fermi chi addita coloro che non possono aver promesso il salvataggio del tribunale in campagna elettorale per le motivazioni già espresse qui. Il sindaco Ferrari non ha mai pronunciato parole simili, non è solo però. Che dire dei rimproveri che i lametini rivolgono al Presidente del Consiglio Regionale Talarico. Nel suo comune gli rimproverano di non essere riuscito a difendere il tribunale di Lamezia, non solo, il fatto che abbia convocato il Consiglio per tutti e quattro i tribunali da ristrutturare, anziché concentrarsi su quello di casa sua ha finito, dicono a Lamezia, con l’indebolire la possibilità che Lamezia si possa salvare.

L’unione fa la forza da oggi è quindi un imperativo senza bandiere.

*: il o la.

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