«Una manifestazione a Roma per protestare contro la chiusura dei Tribunali». È una delle iniziative che il primo cittadino di Paola, Basilio Ferrari, si propone per salvaguardare il palazzo di giustizia a rischio soppressione. La stessa si dovrebbe tenere la prossima settimana congiuntamente con gli altri primi cittadini calabresi i cui Tribunali sono  interessati dal provvedimento governativo.
Il primo passo comunque sarà quello del consiglio comunale aperto di venerdì prossimo al Tribunale. Il civico consesso di Paola all’unanimità ha infatti approvato un documento congiunto che in linea di massima è quello che è stato stilato dai 32 sindaci del comprensorio. Ma oggi un consiglio comunale aperto se non si assumeranno importanti iniziative potrebbe servire a poco. Tutto sembra adesso dipendere dal parlamento ed in questa sede bisognerà insistere per non far passare un provvedimento che cancellerebbe il Tribunale di Paola.
Intanto le proposte si susseguono. C’è quella di indire anche una staffetta sportiva simbolica, quella avanzata da alcuni avvocati al sindaco “di dimettersi per protesta”. Ma quale sarebbe l’iniziativa giusta per mantenere aperto il presidio di giustizia è difficile dirlo.
Il sindaco Basilio Ferrari ha scritto al ministro. E la stessa cosa ha fatto il presidente dell’Ordine degli avvocati del foro di Paola, Vito Caldiero. Una nuova richiesta è stata inviata al guardasigilli nei giorni scorsi.
Per Caldiero inoltre è necessario che i sindaci calabresi si rechino dal Ministro, Paola Severino, per fare sentire le ragioni dei nostri territori. Su una cosa il presidente dell’ordine forense è certo: «i Tribunali calabresi sono intoccabili. Non solo per le ragioni che comporterebbe un accorpamento ma anche per il cattivo stato delle vie di trasporto e per l’alto grado di ndrangheta presente». E Paola? «È insopprimibile. È tra i primi posti in Italia per il carico di processi pendenti e anche per alcune questioni e indagini condotte dalla Procura». Caldiero fa inoltre presente «è sbagliato pensare che un accorpamento con Cosenza rappresenti un risparmio. Tutt’altro. I costi sarebbero più alti e difficilmente sostenibili».
Ma facciamo un salto indietro nel tempo per vedere, circa cinquant’anni addietro, cosa accadeva per addivenire all’apertura del Tribunale. Il 9 maggio 1964 il consiglio comunale dell’epoca guidato dal professor Mario Grossi decideva all’unanimità «affinché la camera dei deputati approvi senza altri indugi la legge istitutiva del Tribunale di Paola riconoscendo così un diritto inalienabile di 150mila cittadini» di autoconvocarsi per le 18 di ciascun giorno quale azione dimostrativa intesa a significare «l’unanime e decisa volontà della cittadinanza di vedere finalmente appagata la più giusta delle sue aspirazioni ed a monito solenne per quanti ancora oggi e senza concreto motivo insistono nell’osteggiare il riconoscimento di tale conclamato diritto». E infine di: «procedere alla costituzione di un comitato di agitazione con rappresentanza di tutte le categorie cittadine».  Il 14 maggio il correttore presidente del foro di Cosenza, Mario Scivano, denunciava al sindaco iniziative di alcuni esponenti dell’Ordine di Cosenza volte a rendere vana l’istituzione. Veniva pertanto proposto un comitato di lotta formato dagli avvocati locali. Dopo accese battaglie sia a Paola che a Cosenza, il 6 luglio 1964 arriva l’ufficialità. Il Tribunale cittadino veniva istituito con apposita legge, approvata dal presidente della repubblica. Una legge che fu caldeggiata (il 19 luglio 1963) da due storici esponenti politici calabresi, i deputati Giacomo Mancini e Francesco Principe.

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