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PAOLA
Spazzatura, servizio idrico, depurazione, verde pubblico, gestione di parcheggi e strutture ricettive, pulizia delle strade. Da quando il governo ha messo il lucchetto alla spesa degli enti locali sottoponendoli alla rigida regola del rispetto del patto di stabilità anche a Paola la soluzione di affidare i servizi del comune all’esterno è diventata sempre più gettonata. Non da ultimo sono poi arrivati i mancati trasferimenti statali e le misure restrittive del pubblico impiego. Tale sistema ha in alcuni casi portato però i bilanci comunali sempre più in rosso.
Il sistema di esternalizzazione nasce a Paola nel 1997. Con quel carrozzone chiamato Smeco, voluto dall’ex sindaco, Antonella Bruno Ganeri, e mantenuto in vita fino a pochi giorni fa. 2 milioni di euro il credito vantato ad oggi dalla società per servizio idrico integrato e depurazione. Sappiamo tutti come è andata a finire con tanto di denunce (anche la giunta uscente si è affidata a legali contro il contenzioso) e indagini della Procura della Repubblica a carico della ditta per scarichi illeciti in mare. Le esternalizzazioni sono proseguite affidando interi servizi o parte di essi ad altre ditte o cooperative. Con la spazzatura ci si è superati. La bollettazione è oggi effettuata da Equitalia, la raccolta dei rifiuti solidi urbani da Ecologia Oggi, mentre la differenziata era espletata fino a poco tempo fa dall’Ecopa. Un sistema di esternalizzazione disomogeneo. Ci sono poi le cooperative comunali che si sono sostituite oggi anche agli spazzini, ai giardinieri, ai gestori di albergo. Un tempo con i soli dipendenti comunali si riusciva a fare tutto, oggi non è più possibile per la carenza di personale. Ma sette cooperative al comune di Paola appaiono tante. Troppe.
Perché non ci sono solo da mantenere i lavoratori «ma anche amministratori e rappresentanti che in alcuni casi nemmeno lavorano. Al comune servono braccia – ci riferiscono dalla maggioranza – non presidenti e vicepresidenti». Irmar, Europa 2002, San Francesco, Scacco Matto, Quadrifoglio, Lofram e Agorà queste cooperative costano al comune la bellezza di 500 mila euro all’anno. In alcuni casi i servizi espletati dovrebbero costituire un’entrata. E invece non è così.
Gli stipendi dei lavoratori variano dai 420 euro, passando ai 620, per finire agli 800. A seconda della cooperativa e del lavoro espletato. In tutto sono impiegati 37 lavoratori. Facendo due conti la cifra che esce dalle casse del comune è alta.
Eppure i dipendenti di queste cooperative si lamentano. Soldi ne vedono pochi, attendono da tempo le loro liquidazioni a causa di quella mancanza di liquidità che da alcuni mesi sta mettendo in ginocchio il comune. E allora?
La Giunta avrebbe deciso di affidare ad un’unica struttura esterna la gestione delle cooperative. Una struttura controllata (nei conti e non solo) dall’amministrazione comunale di Paola. L’obiettivo è quello di eliminare spese ritenute superflue e garantire ai lavoratori stipendi più dignitosi. L’amministrazione insomma vuole avere il controllo della gestione e del personale. E questa struttura conta di incorporare quasi tutti i servizi oggi all’esterno. «Troppe persone al comando – si rileva ancora – è sinonimo di disorganizzazione». Ai lavoratori di queste cooperative il comune dovrebbe assicurare il mantenimento in servizio oltre che garantire uno stipendio più dignitoso.
Ma il registro andrà cambiato. Tempo due mesi e l’amministrazione conta di presentare un piano dettagliato per i servizi cooperativi.
SBIRCIATO su Gazzetta del Sud
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