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SBIRCIAPAOLA ha intervistato il sindaco di Paola, Basilio Ferrari, per raccogliere la prime dichiarazioni in merito al salvataggio del tribunale della città (clicca qui per il testo testo finale del decreto legislativo di revisione delle circoscrizioni giudiziarie).
Rintracciato nella primissima mattinata di oggi, sabato 11/08/2012, Ferrari si è sfogato col sorriso sulle labbra per il bel risultato raggiunto.

SBIRCIAPAOLA (SBCPL): The day after, a freddo, sindaco, quali le sue considerazioni per il risultato raggiunto?
BASILIO FERRARI (BF): Ha vinto la strada della mediazione e della ragione, dei calabresi che fanno valere le loro ragioni nei luoghi dove si prendono le decisioni. Senza isterismi ma con dignità e con la consapevolezza dei propri diritti.
SBCPL: sulla carta sembrava un lavoro facile visti i vincoli presenti nella legge delega, legati ai territori ad alto rischio criminalità e al problema infrastrutturale.
BF: La ministro Severino li aveva già ignorati. Dal mio intervento al consiglio provinciale del 10 luglio scorso, dalla lettera alla Severino e dal successivo consiglio comunale aperto, si evinceva che la strategia corretta è partita da Paola con il coinvolgimento di tutti i parlamentari.

SBCPL: Nella sua missiva che ha inoltrato al ministro della giustizia Severino (pubblicata qui) lei scriveva: «Il ministro Severino dice che i criteri utilizzati sono quelli di una maggiore efficienza della giustizia, che ad ogni modo le circoscrizioni giudiziarie risalgono ai tempi dell’Unità d’Italia, e che comunque sono state salvaguardate le sedi con gravi problemi di criminalità organizzata, così come previsto del resto nei criteri contenuti nella delega ricevuta. Aggiunge anche che non sarà qualche decina di chilometri in più di percorrenza a pregiudicare il funzionamento della giustizia nell’epoca dell’alta velocità rispetto ad una distribuzione delle sedi giudiziarie che faceva riferimento all’epoca delle carrozze».
Aggiunge: «Io non so se il ministro Severino sia mai stato in Calabria. Nella nostra bellissima Calabria. Non so se sia arrivata in treno piuttosto che in autostrada, non so se abbia mai percorso la S.S. 18, la 107, la 106. La nostra è una regione meravigliosa, dotata di bellezze naturali uniche, popolata da uomini e donne orgogliosi e dignitosi. E però ministro Severino, l’Alta velocità non l’abbiamo, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria risale anch’essa all’Unità d’Italia, motivo per cui le circoscrizioni giudiziarie di quell’epoca si adattano perfettamente alle nostre vie di comunicazione. Mi piacerebbe inoltre poter sostenere il contrario, purtroppo per noi – cittadini, avvocati, forze di polizia e magistrati – la criminalità organizzata in Calabria esiste ed imperversa in tutte le sedi giudiziarie. E qualora ci fossero Tribunali in Calabria ove non pendono procedimenti di ‘ndrangheta, non significherebbe che la ‘ndrangheta non c’è, ma che si nasconde bene».
Continua: «Purtroppo, quotidianamente, oltre che dalle piaghe realmente esistenti dobbiamo anche subire la valanga di luoghi comuni sulla nostra terra, sulla nostra gente, sulla nostra laboriosità ed onestà. L’unica volta in cui il nostro triste primato doveva essere giustamente e ragionevolmente tenuto in considerazione da chi ha il ruolo di garantire la presenza dello Stato e la predominanza della presenza dei suoi uomini e dei suoi presidi su quelli della ‘ndrangheta, Lei ci ha costretto ad una grottesca competizione tra sventurati: la gara a chi dimostrava la maggiore presenza di ‘ndrangheta sul territorio per ottenere la salvezza dei Tribunali. Siamo stati quindi costretti a mettere in vendita i nostri organi, come i poveri disperati di cui si legge a volte nelle cronache dei giornali. Allora per un paradosso tutto italiano noi calabresi accusati di omertà siamo dovuti andare a Roma per urlare al ministro che la ‘ndrangheta esiste e purtroppo esiste anche quando non si vede, pertanto la Calabria tutta deve rappresentare un’eccezione».
Lei, signor sindaco, nella missiva si chiede: «se la riorganizzazione risponde a criteri di efficienza perchè mai si dovrebbe fare eccezione laddove esistono problemi di criminalità organizzata?». Una contraddizione quindi.
«Ministro Severino, noi le strade, le autostrade e l’alta velocità non li abbiamo. Bisogna adottare soluzioni diverse a realtà diverse, diversamente si violerebbe il principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione».
E per questo propone un patto tra ministero e calabresi: «Rinviare la soppressione delle nostre sedi giudiziarie sino a quando non sarà completata la Sa-Rc, l’alta velocità, e le S.S. 18 e 106 saranno messe in sicurezza. Ma sopratutto le chiedo di rinviarla sino a quando si potrà sostenere che la ‘ndrangheta in Calabria non esiste più. Allora saremmo tutti felici di comprendere le sue ragioni. Sino ad allora ministro Severino è importante vedere la presenza fisica dello Stato anche mediante la presenza fisica dei luoghi in cui l’esistenza delle Stato si riafferma su quella dell’antistato. Anche se rappresentasse un costo e non un’economia. Perchè la Calabria, ministro Severino, da questo punto di vista è terribilmente diversa e noi abbiamo bisogno di vedere il cemento armato dei Palazzi di Giustizia, di vedere le Bandiere della Repubblica sventolare da quegli edifici, anche se non vi è un immediato ritorno economico. Veda, in terre come la nostra quei simboli significano che lo Stato c’è e continua a lottare a nostro fianco. Almeno sino a quando la presenza della ‘ndrangheta si continuerà a percepire; sino a quando non saremo una terra normale, dal punto di vista delle infrastrutture e della criminalità organizzata. Per cui mi auguro non per sempre, perchè mi fido di quanto affermava Giovanni Falcone».
Chiude con una provocazione: «Dal momento che stavo concordando con i vertici dell’Arma dei Carabinieri della mia città e della provincia la possibilità di intitolare il 3 settembre prossimo il piazzale del Tribunale di Paola, che già insiste in Via Falcone e Borsellino, al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, glielo spieghi lei ai Carabinieri, a me riesce difficile».
Il 10 luglio, nel suo intervento al consiglio provinciale disse che i tempi erano stretti e le chances altrettanto poche, esortava quindi d’adottare una strategia efficace ed incisiva nei confronti della ministro. Quale strategia s’è dimostrata vincente?

BF: certamente fermare il decreto nelle opportune commissioni senza stracciarsi le vesti ed incatenarsi come qualcuno aveva suggerito. Interloquire con i nostri parlamentari andando proprio lì dove vengono prese le decisioni.
SBCPL: SBIRCIAPAOLA face un post il 10 luglio scorso, all’indomani del consiglio regionale “urgente e straordinario”, per rendere edotti i paolani (e non solo loro) che le mosse della Commissione Giustizia e, a seguire, del Parlamento erano legate anche ai politici calabresi a Roma. Stilammo un elenco di politici che avrebbero avuto un ruolo importante per scongiurare la chiusura dei tribunali mettendo anche le foto di quelli calabresi (clicca qui per il post). Non erano forse già con le spalle al muro i parlamentari? Almeno i calabresi?
BF: certamente. Nella legge erano contenuti i nostri diritti, bisognava inchiodare il ministro alle sue responsabilità di fronte alla legge. Quindi non deroghe, bensì rispetto della delega ricevuta dal parlamento.
SBCPL: quel è stato il problema primario da risolvere?
BF: riuscire a trovare un equilibrio nelle commissioni, non era scontato, né facile, era però l’unica strada per arrivare al risultato.
SBCPL: perchè non sono stati salvati tutti e quattro i tribunali?
BF: solidarietà a Rossano. Le commissioni hanno perorato la causa per tutti i tribunali, non mi convince per questo lo strappo del ministro. Credo che abbia inciso l’omogeneità territoriale con Castrovillari.
SBCPL: siamo a conoscenza dei suoi numerosi viaggi a Roma per incontrare personalmente chi avrebbe dovuto perorare la causa fattivamente. C’è stato qualcuno che secondo lei ha inciso più di tutti?
BF: i parlamentari hanno tutti avuto senso di responsabilità, su tutti, oggettivamente, la protagonista è stata Jole Santelli. Almeno per Paola è stata lei a guidarci sin dal principio, ad esporsi su tutti. A Roma ha spinto più di tutti per Paola, anche l’ambiente giudiziario ne è consapevole.
SBCPL: anche il presidente dell’ordine degli avvocati si è speso, e non poco.
BF: un grande presidente che si è dedicato con abnegazione. Insieme abbiamo scelto la strada della diplomazia. Con lavoro silenzioso e certosino abbiamo condotto un ottimo gioco di squadra intessendo la tela delle relazioni e delle sinergie istituzionali e politiche. Non c’era altra strada.
SBCPL: come risponde a chi non condivideva le strategie decise che ha più volte ribadito in diversi ambiti?
BF: basta rivedere i video dei miei interventi in consiglio provinciale e comunale, leggere la lettera al ministro.
SBCPL: la linea tracciata dalle sue dichiarazioni sembra sia stata accolta in pieno, ripresa e utilizzata dalle commissioni e anche dal ministro.
BF: ho incontrato, insieme all’on.le Santelli e al presidente dell’ordine Vito Caldiero, tutti i parlamentari portando loro la strategia che ho sempre dichiarato.
Altri chiedevano le mie dimissioni, pochi giorni fa il consigliere Gravina ha scritto che la mia azione era insufficiente ed in consiglio comunale asseriva che non la condivideva.
SBCPL: il movimento civico Paola al Centro il 10 luglio dichiarava: «…Noi avremmo agito in modo differente coinvolgendo e sensibilizzando sin dall’inizio tutta la città ed il comprensorio, in particolare i padri che hanno voluto il nostro Tribunale come l’avv. Lo Giudice, l’avv. Mazzarone ed altri della fascia costiera, anche perché loro, con saggezza, avrebbero interloquito in altro modo con il Ministro alla Giustizia che ha solo attuato la legge delega ricevuta in eredità dall’ex Ministro alla Giustizia on. Nitto Palma del Pdl…».
Come risponde a ciò?
BF: gli avvocati storici citati sono miei amici e maestri, la strada da intraprendere era inevitabilmente un’altra. Mantenendo la lucidità rispondo a costoro il risultato ottenuto. Gravina in particolare ha detto che non condivideva. Perrotta ha dichiarato che dovevo dimettermi. In politica si vince e si perde.
SBCPL: loro hanno perso un’altra volta?
BF: poteva essere Paola a saltare. A me duole per Rossano ma ciò esalta ancora di più il nostro risultato. Se avessero chiuso Paola cosa avrebbero scritto “loro” stamattina? Non aspettavano altro.
SBCPL: si aspetta particolari reazioni all’indomani del risultato positivo raggiunto col suo metodo?
BF: le attendo anche da certa stampa. Diranno che non è un risultato mio. Se avesse chiuso sarebbe stata colpa mia, se resta aperto il merito è di tutti. Ricordo ancora la locandina di Calabria Ora “TUTTI CONTRO FERRARI”. E adesso?
Nel consiglio comunale del 7 agosto Gravina dichiarava la sua non condivisione della mia strategia. Avrei dovuto incatenarmi?
La politica si fa a Roma, non ricordo più quante volte ci sono andato nelle ultime settimane, alla camera, al senato, la sera fino alle 21.30 nelle commissioni insieme al presidente Caldiero.
Incatenato a Paola sarei servito a poco. Rompiamo le catene e liberiamo la mente.
Sono consapevole che se fosse andata male ci sarebbero stati tanti detrattori, la vittoria ha molti padri, va bene così sono contento per Paola. Per la Calabria.
Infine vorrei ribadire il mio ringraziamento al presidente dell’ordine degli avocati di Paola Caldiero, a tutta la deputazione calabrese ed ai sindaci del circondario per il particolare aiuto e sostegno.

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