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Ancora alle olimpiadi non è approdato.
Saltare sul carro del vincitore, uno sport nel quale molti di noi, italiani, calabresi, paolani, politici o non politici, non temiamo rivali. In realtà è uno sport ben praticato ovunque.
Il rischio per gli appassionati dello sport del salto sul carro del vincitore, è di non sapere in che carro saltare, prima della vittoria.
La cosa interessante sarebbe conoscere ciò che i “saltatori” avevano preparato durante la gara, per dire la loro in caso di eventuale sconfitta del conducente del carro.
Una certezza crediamo ci sia. Per questi sportivi l’allenamento sarà stato duplice:

  1. alle gambe (per saltare);
  2. alle dita (per puntare l’indice).

In letteratura è anche segnalato un effetto opposto, al saltare sul carro del vincitore. È noto come “underdog effect”, traducibile con “andare in soccorso del perdente”.  Ma non c’è da preoccuparsi: è un effetto così debole e retrò che non ci crede (quasi) nessuno.

In effetti, nel caso preso in esame, il salvataggio del tribunale, siamo tutti vincitori. Fiumi d’inchiostro e di parole si sprecheranno per accreditare meriti che solo pochi in verità hanno. Quei pochi che si sono rimboccati le maniche agendo in prima persona. Il senso critico di ognuno saprà riconoscerli.

E diciamolo pure, su quel carro, oltre a sindaci, professionisti, parlamentari e cittadini, ci sono anche loro, quegli imprenditori che con un fatturato annuo di 44 miliardi di euro, pari al 3% del prodotto interno lordo italiano, contribuiscono a tirare la carretta Italia.
In effetti è bastato ricordare alla ministro Severino il vincolo scritto nella legge delega relativo al tasso d’impatto della criminalita’ organizzata, ricordato ai suoi lettori da SBIRCIAPAOLA nel post “meglio darsi all’uncinetto” del 10 luglio.
Qualche giorno prima, era il 30 giugno, qualcuno, cavalcando ancora l’onda emotiva delle passate elezioni,  accennava che i firmatari della legge erano i soli responsabili del rischio chiusura del tribunale, soffermandosi però solo sul titolo e sulle firme del testo, non sul contenuto che appunto specificava “… criteri oggettivi e omogenei che tengano conto … del tasso d’impatto della criminalita’ organizzata, …” (vedi post “al massimo avremmo pagato lo scotto dell’inesperienza“).

Per chiudere, SBIRCIAPAOLA vi esorta alla lettura di una nota di Francesco Cirillo pubblicata anche sul nostro blog il 26 giugno c.a.. Clicca qui.

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