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Domenica 12 agosto è sbarcato al porticciolo di San Lucido Alexandre Georges con il suo Kayak, portando con se l’iniziativa “Kayak per il diritto alla vita” supportata dalla Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo (L.I.D.U).

Ad attendere l’attivista per i diritti umani al porto c’erano il Sindaco del Comune di San Lucido, Antonio Staffa, il Presidente e altri membri del comitato Provinciale della L.I.D.U., il circolo Arci L’Urlo del Sole e giornalisti di diverse testate locali. L’arrivo, previsto per le 18.00, è avvenuto con ritardo: il caparbio Alexandre ha dovuto fare i conti con il maestrale delle coste del tirreno cosentino, sbarcando intorno alle 19.30. Accolto da un grande applauso, Alex già vuole parlare dei motivi della sua traversata del Mediterraneo, dei perché che hanno messo quest’uomo in mare con un kayak e lo spingono a compiere la sua missione partita dalla Tunisia: arrivare a Bruxelles.

Il viaggio dell’attivista franco-canadese ha come retroterra l’aver vissuto, come testimone, gli orribili fatti accaduti a Lampedusa nel 2011, che videro respingimenti, detenzione e morti in mare. Da qui nasce l’avventura del “pazzo della canoa”, come lo chiamavano a Lampedusa quando iniziò a pagaiare intorno l’isola sicula. Il suo essere testimone di un assurdo rilegato nei ranghi della normalità per questioni di sicurezza non comprensibili, ha spinto Alexandre a compiere questa originale impresa per sensibilizzare tutte le comunità che saranno toccate lungo il suo viaggio riguardo alle condizioni di accoglienza e allo stato sociale degli immigrati e sul rispetto (mancato) dei diritti umani. Il viaggio è iniziato nel 2010 partendo dalla Tunisia; destinazione Parlamento Europeo per consegnare la petizione “Sostegno per la creazione di un’Organizzazione di Gestione dell’Immigrazione e delle Domande d’Asilo (OGIDA)” (sottoscrivibile al link http://www.firmiamo.it/ogida ).

Al centro del dibattito la tutela e il rispetto dei diritti umani che dovrebbero mostrare i Paesi Europei, da quelli mediterranei ai Paesi continentali, nei confronti dei migranti. Oggi si assiste all’enunciazione continua di dichiarazioni di principio, senza ottenere riscontro pratico, ma anzi, i diritti umani vengono posti come condizione da una parte del mondo, che rifiuta il dialogo, cristallizzandosi in una posizione di gerarchia, capace di concedere libertà. Ma qual è il senso di una libertà concessa da un essere superiore. L’Europa dovrebbe perdere questo senso gerarchico nel dialogo (se esistente) con la sponda sud del Mediterraneo. Un esempio di questa gerarchia può essere il trattato tra Libia e Italia promosso dall’allora Governo Berlusconi, che elargiva milioni di euro alla Libia per costruire veri e propri lager in cui rinchiudere gli aspiranti clandestini. Solo una posizione gerarchica tra stati è capace di definire un essere umano illegale a prescindere da ogni situazione, venendo meno a quanto enunciato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all’art.13, dove si legge che “ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese”, e all’art. 9, secondo cui nessun individuo può essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato. Il rispetto dei diritti umani non può essere richiesto solo da una parte del globo.

Alexandre, con questo viaggio, ha il merito di aver sbriciolato la posizione gerarchica. Alexandre sta creando uno e più ponti tra le varie comunità che incontra. Questi ponti sono il simbolo di una cooperazione tra Stati, comunità, persone che nasce dal basso, esigendo una profonda conoscenza delle culture e delle terre di partenza e di destinazione. Solo attraverso questo rapporto disinteressato tra le diversità, capace di sfuggire alle regole e alla forma del mercato del lavoro o alle logiche di Schengen, si può rispettare l’essere umano e capire che ognuno di noi, mai, potrà essere illegale a priori.

Tra gli argomenti trattati anche quello di migliorare l’accoglienza, lo stato sociale del migrante come lotta alla criminalità organizzata che condiziona la vita dei nostri paesi. Un’accoglienza che permetta la piena integrazione nel contesto sociale di arrivo sottrae fasce della popolazione dalla illegalità sociale e lavorativa, costruendo un contesto cittadino capace di arricchirsi culturalmente per mezzo della diversità, oltre a permettere una visione globale delle nostre azioni quotidiane, in quanto si riesce a conoscere l’effetto delle nostre scelte (si legga come un invito ad un consumo responsabile, alla cognizione dei fenomeni di deforestazione, all’accaparramento delle terre da parte delle multinazionali nei paesi africani, ma non solo).

Il viaggio di Alexandre Georges riprenderà martedì 14, con altre 6 ore di pagaiate quotidiane. Grazie a questo viaggio lento, Alex può diffondere il messaggio di solidarietà, ma soprattutto iniziare a sperimentare quell’accoglienza che lascia intravedere in ognuno di noi un essere umano con qualcosa da raccontare.

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