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E se fossero i calabresi, insieme ai turisti, a farsi promotori di una CLASS ACTION nei confronti di chi ha contribuito a non aver investito adeguatamente, o per nulla, i finanziamenti destinati alla depurazione delle acque reflue? Di chi non ha monitorato le utenze, pubbliche e/o private, per evitare che scaricassero liquami non depurati in mare. Una CLASS ACTION nei confronti di chi non ha saputo controllare, di chi ha gestito male i depuratori e il controllo delle centri abitati (e non), di sindaci, presidenti di regione, di presidenti di province, di Arpacal, di chi è stato eletto e di chi è stato nominato.

E’ da decenni che il mare calabrese cambia colore (e odore) in estate, non ce ne siamo accorti solo nel 2012. E se anche fosse la mucillagine la causa di ciò, non è la sola. Sarà sicuramente una concausa, è provato infatti che il territorio di Paola e il suo mare è stato preda di sversamenti di fanghi provenienti dai depuratori cittadini e dei paesi limitrofi, che molte residenze non sono collegate alle fogne, quindi scaricano a mare, …

E se s’incazzassero una volta per tutte i calabresi che subiscono danni ingenti, economici e alla salute? E i turisti?

Ricordiamo che la CLASS ACTION è regolata dal Decreto Legislativo 20 dicembre 2009, n. 198,
“Attuazione dell’articolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ricorso per l’efficienza delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici”
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 dicembre 2009, n. 303 (leggi qui il decreto integrale).
Ci sembra pienamente attinente al caso, tale azione, in quanto l’art. 1 comma 1 recita appunto così:
« Al fine di ripristinare il corretto svolgimento della funzione o la corretta erogazione di un servizio» vedi mare pulito e balneabile, nonchè “pescabile”, aggiungiamo noi, «i titolari di interessi giuridicamente rilevanti ed omogenei per una pluralità di utenti e consumatori possono agire in giudizio, con le modalità stabilite nel presente decreto, nei confronti delle amministrazioni pubbliche e dei concessionari di servizi pubblici, se derivi una lesione diretta, concreta ed attuale dei propri interessi,» e crediamo che tale lesione ci sia e sia ripetuta negli anni.

Il comma 1-bis scrive che «nel giudizio di sussistenza della lesione di cui al comma 1 il giudice tiene conto delle risorse strumentali, finanziarie, e umane concretamente a disposizione delle parti intimate.» Siamo pienamente convinti che le “risorse strumentali” ci siano sempre state, vedi Arpacal; che le risorse “finanziarie” anche, vedi milioni di Euro elargiti da governi e Comunità Europea; di risorse “umane” pare che gli enti locali abbiano fatto il pieno con incarichi e assunzioni; il tutto quindi “concretamente a disposizione delle parti” eventualmente “intimate”.

Il comma 1-ter dello stesso articolo 1 recita che «sono escluse dall’applicazione del presente decreto le autorità amministrative indipendenti, gli organi giurisdizionali, le assemblee legislative e gli altri organi costituzionali nonche’ la Presidenza del Consiglio dei Ministri.» A questo punto ci pare strano che si possa proporre una CLASS ACTION nei confronti di Goletta Verde e di Legambiente. Infatti lo statuto nazionale di Legambiente, all’art. 1 specifica che «Legambiente è un’associazione di cittadini a diffusione nazionale e internazionale che opera per la tutela e la valorizzazione della natura e dell’ambiente (…), delle risorse naturali, della salute collettiva, delle specie animali e vegetali, del patrimonio storico, artistico e culturale, del territorio e del paesaggio; a favore di stili di vita, di produzione e di consumo e per una formazione improntati allo sviluppo sostenibile e a tutela dei consumatori, ad un equilibrato e rispettoso rapporto tra gli esseri umani, gli altri esseri viventi e la natura. Legambiente non ha fini di lucro e non può distribuire utili, né direttamente, né indirettamente…»

Per non tediare i lettori ci fermiamo qui con le citazioni normative, non prima però di specificare che solo dal 1° gennaio 2010 è possibile esercitare l’azione collettiva di classe, ciò significa che la CLASS ACTION è valida per sanare gli illeciti commessi dal 16 agosto 2009 in poi. Crediamo comunque che, per la causa mare sporco, ne siano arrivati Euro in questo ristretto periodo. Crediamo anche che, anche se non sanzionabile, ci ha amministrato precedentemente il territorio calabrese (su tutti i fronti) debba essere messo mediaticamente alla gogna per non aver adempiuto ai propri doveri, per non aver risolto i problemi, per aver sperperato soldi pubblici.

Se molte persone ricevono singolarmente un danno di portata economicamente modesta difficilmente decidono di sostenere individualmente le spese necessarie per sostenere e vincere la partita legale. Se l’azione, invece, è condotta collettivamente, le spese si abbattono e il singolo acquista maggiore “forza” nei confronti della grande impresa, dell’amministrazione pubblica.
Nel nostro caso, il danno può avere una portata economica modesta per ciò che concerne i semplici bagnanti e turisti che magari hanno sostenuto spese per alberghi, viaggi, ecc… con l’unico scopo d’andare in vacanza al mare, per godere del mare, e si sono visti limitare o vietare la balneazione per liquami sospetti, e ancor più grave, per mancata o insufficiente tempestiva comunicazione da parte degli enti locali preposti.
La portata economica si fa più pesante per gli operatori turistici che hanno visto un calo delle prenotazioni per la stessa causa, incalcolabile per gli anni futuri in quanto i turisti delusi difficilmente torneranno nelle stesse zone.
Incalcolabile risulta anche l’eventuale danno sanitario subito a causa dei liquami sospetti.

La nostra vuole essere una provocazione, un entrare nelle cronache che negli ultimi giorni hanno visto rimbalzare dichiarazioni di tutti i colori e da tutte le parti.
Vuole essere però uno sprone per non rimanere inermi, succubi di pochi che decidono “male”.

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