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Potrebbe sembrare cosa superflua affermare – come fa Carmine Leta – che il lavoro di Salvatore Abbate nasce dal profondo rapporto che l’artista instaura con la materia dell’argilla, se non fosse che per Abbate, l’argilla è davvero una materia viva con la quale egli dialoga di continuo. Chi conosce a fondo il lavoro di questo infaticabile ed eclettico scultore cetrarese non può non ricalcare questi richiami in merito al suo lavoro: “esperienza e libertà di espressione, cifra stilistica di elevata qualità estetica, tensione creativa, processo di trasformazione, metamorfosi, dunque. Si, METAMORFOSI. Un viaggio il suo, un’avventura attraverso immagini (sculture e ceramiche) sedimentate nella sua memoria come un residuo incancellabile. Una traiettoria, uno sprofondamento in un altrove non per restarci rinchiuso dentro, quanto per riaprire, invece, una frontiera: un luogo di transito e di trasformazione. Ed è proprio questo che si coglie nel lavoro di Abbate: frammenti di autobiografia, di storia personale, restituiti al nostro sguardo. “Opere che vanno da una felice ricerca sull’astratto al ritorno alla figura. In una continua tensione dinamica, ma sempre in perfetto equilibrio, tra un darsi e un negarsi  dal contenuto quasi onirico. “Lotta dei contrari – scrive infatti di lui Antonio Occhiuzzo – mistero che sta nel fondo dell’animo umano e dell’universo”. E se prima si ricordavano di Abbate i pieni e i vuoti della lezione informale o la plasticità quasi michelangiolesca come espressione della continua  METAMORFOSI dell’artista, qui è l’elemento della sfera che viene messo in risalto: “il principio primo dell’essere – un’infinita modificazione di linee curve che si risolvono, alla fine, nella sintesi unificatrice della sfera dove tutto si modifica, tutto cambia e si trasforma…”: METAMORFOSI appunto. Abbate, si sa, ama i riferimenti letterari e filosofici. Non si può non concludere, dunque, con Franco Rella che della metamorfosi ne ha fatto uno studio di scavo e di approfondimento continuo: “Nel tempo della tecnica, nel tempo del consumo e della perdita, noi resistiamo … Viviamo nelle città rumorose, nella colata del vuoto, nel frastuono, in luoghi dominati dal denaro. Eppure “più in là di tutto questo” c’è il reale … La metamorfosi delle cose non è altro, allora, che la nostra metamorfosi …”

Salvatore Abbate ha frequentato, da giovane, l’Accademia delle Belle arti di Roma dove ha anche lavorato per alcuni anni. E’ uno di quella schiera di artisti che hanno scelto però di lavorare nella propria terra. Vive e opera a Cetraro nella sua bottega a ridosso della super strada 107.

Espone al Circolo Arci L’urlo del sole” di San Lucido dal 21 (inaugurazione ore 21,30) al 29 Agosto.

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