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L’Urlo del Sole presenta il libro “Vite senza corpi.  Memoria, verità e giustizia sui desaparecidos italiani all’Esma”.

Il circolo Arci L’Urlo del Sole, di San Lucido, presenterà il 22 agosto  il libro “Vite senza corpi”, edito da Gorèe. Il libro, curato dall’attivista per i diritti umani Jorge Ithurburu e dal giornalista Cristiano Colombi, si presenta come una raccolta di saggi, che narrano, attraverso gli atti processuali, e non solo, della condizione dei carcerati e dei desaparecidos all’interno dell’ESMA, ossia la Scuola superiore della marina militare, uno dei più noti centri di detenzione clandestina in Argentina durante la dittatura militare dal 1976 al 1983. A parlarne saranno presenti la senatrice Antonella Bruno Ganeri e la giornalista, e scrittrice, Anna Maria De Luca, autrice del saggio “La storia di Angela” contenuto nel libro in questione.

La lettura di “Vita senza corpi” è qualcosa difficile da dimenticare: le torture, le scomparse (desapariciòn) improvvise di persone, i voli della morte, un terrore silente, il progetto di una epurazione dei sovversivi, di coloro che esigevano democrazia. Non è una storia lontana da noi: ancora oggi torna alle cronache con condanne da 50 anni inflitte ai responsabili di 30.000 desaparecidos, come il comandante en jefe Rafael Videla, salito alle cronache del mese scorso per il caso dei furti di neonati nei centri di detenzione. Vite senza corpi porta con se la conoscenza che diventa sapere, poiché trasforma le condizioni del soggetto – direbbe Michael Foucault, in quanto il soggetto si trasforma per ciò che conosce o, meglio, per lo sforzo che fa di conoscere. Poco si sa di quei drammatici anni. Mentre in Argentina il processo condotto dalla CONADEP (Comisiòn Nacional por los desaparecidos) ha portato a conoscenza delle persone molte delle storie per le quali già Las Madre de Plaza de Mayo, sotto dittatura, esigevano e ricercavano verità, sotto due parole divenute un grido “Nunca Màs!” (Mai pù), in Italia, come nel resto del mondo, quelli erano gli anni dell’Argentina campione del mondo (1978, in piena dittatura, un’incredibile occasione per distrarre dalla politica nazionale), dell’Argentina del calcio di un giovane Maradona, di Ardiles, del centrocampista Almiròn che indossava la casacca della selecciòn numero 1, del goleador Kempes. La conoscenza calcistica sull’Argentina oscurava i voli della morte, oscurava i cadaveri ritrovati lungo le coste dell’Uruguay, occultava i misfatti della Triple A (Alianza Anticomunista Argentina) inquadrata nell’Operazione Condor, condotta dall’establishment dei servizi segreti statunitensi. Nessuno in altra parte del mondo ha la stessa familiarità con nomi come Videla, Massera, Scilingo, Astiz, solo per citarne alcuni, ma non si ha neanche familiarità con il nome di uno dei più grandi intellettuali della nostra epoca, come Ernesto Sabato, originario di Fuscaldo e redattore di uno dei prologhi più importanti nella storia dei diritti umani e della letteratura, ossia il Prologo del Nunca Màs (in seguito censurato … La verità e la sua coscienza del sapere forse è un  peso troppo grande, non solo per l’Argentina, ma per molte nazioni che in quegli anni sapevano, preferendo tacere).

In questa storia sono coinvolti diversi italiani. Angela Maria Aieta è una di questi e nel libro viene narrata la sua storia da Anna Maria De Luca. Nata a Fuscaldo, emigra in Argentina, dove costruisce la sua famiglia, fino a quando non si scontra con i fatti della dittatura. Il rapimento di suo figlio Dante Gullo, la mette in prima linea nelle ricerche di altri ragazzi arrestati e dei quali non si conosce più la sorte. Le troppe domande di Angela e il suo impegno portano alla sua scomparsa, assieme al figlio minore, Jorge Gullo. Necesitas algo, nena? Prima di diventare un documentario (proiettato a seguire della presentazione del libro) era una domanda di normalità che Angela ripeteva nella sua quotidianità, anche in quella dell’ESMA, tentando di dare conforto alle giovani ragazze che venivano detenute e torturate nel centro di detenzione clandestino. Hai bisogno di qualcosa, cara?, diventa una domanda piena di umanità, di solidarietà, all’interno di un contesto che di umano non ha più nulla, dove la spersonalizzazione dell’uomo dalle proprie azioni si reitera fino alla caduta della dittatura, e che continua a condizionare le vicende giudiziarie che vi faranno seguito.

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