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SBIRCIAPAOLA riceve e pubblica.

NOTA STAMPA
Il “caso Fallara”, ovvero: tutto il mondo è paese.

Il “Caso Fallara” è un libro scritto a quattro mani da Giuseppe Baldessaro e Gianluca Ursini che documenta la storia del modello amministrativo applicato da Giuseppe Scopelliti a Reggio Calabria dal 2002 al 2010, ovvero mentre era sindaco del capoluogo dello stretto. E’ la storia di un sistema di “marketing” politico fondato sul tentativo di imporre un’immagine di allegro dinamismo e sulla moltiplicazione degli incarichi esterni. E’ soprattutto la storia di un sistema di gestione finanziaria che fa carte false pur di foraggiare le spese pazze del sindaco e del suo “cerchio magico”. Un sistema che ha prodotto un buco di bilancio che stime prudenziali quantificano in 170 milioni di euro, il sostanziale sforamento del patto di stabilità e un processo per abuso d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico, legato all’abituale redazione di bilanci truccati. Bilanci in cui, per giustificare le spese, erano iscritte entrate inesistenti o “gonfiate”, non dovute o inesigibili. Bilanci in cui, per mantenere un margine di manovra, erano iscritte uscite che in realtà non venivano onorate, accumulando debiti con le società di servizi, con i lavoratori delle cooperative e con i fornitori. Un gioco delle tre carte che prevedeva anche l’allocazione fittizia degli stessi fondi su più opere – con l’ovvio effetto di disseminare il territorio di “incompiute” – e la gestione allegra delle anticipazioni di tesoreria.

Ovviamente, i buchi di bilancio e i debiti sono sempre stati energicamente negati dal sindaco e dai suoi collaboratori che, anzi, hanno sempre accuratamente nascosto i debiti non pubblicando mai, fra l’altro, il bilancio analitico con la lista di tutte le entrate ed uscite effettivamente registrate.Gli autori, nel corso della presentazione del libro svoltasi a Paola il 20 agosto su iniziativa del movimento “Paola al centro” hanno tuttavia tenuto a sottolineare che il “modello Reggio” non è affatto un’esclusiva di Scopelliti, ma anzi che «è piaciuto tantissimo ad un sacco di amministrazioni, purtroppo non solo di centro destra».

Quanto detto chiama a responsabilità l’amministrazione Ferrari, che in campagna elettorale ha più volte affermato di volersi rifare al “modello Reggio”, che ha dato fin troppo spazio sui palchi al plurindagato Scopelliti e che, già nelle sue prime battute (leggi formazione della Giunta) ha fatto sorgere più di un sospetto di forti condizionamenti da Reggio e Cosenza.

Ma chiama a responsabilità soprattutto l’amministrazione uscente, guidata da Roberto Perrotta, che da atti ufficiali (prima fra tutte la deliberazione della Corte dei Conti n. 113 del 18.7.2012) risulta aver posto in essere condotte non dissimili da quelle reggine, condotte che vengono definite «potenzialmente rilevanti» ai fini della dichiarazione del dissesto e persino dello scioglimento del consiglio comunale per squilibrio finanziario.
Ricordiamo ancora le bugie dell’ex sindaco che, in campagna elettorale, proclamava ai quattro venti di essere stato un “supereroe” (leggi qui il post del 24/05/2012 “siamo stati dei super eroi parte 1”, e qui “siamo stati dei super eroi parte 2”) per aver tenuto i conti in ordine e addirittura realizzato un attivo di bilancio superiore ai due milioni di euro. E invece la realtà è ben diversa. Paola, nei nove anni di amministrazione Perrotta, ha accumulato un buco di bilancio di milioni di euro, ha sforato il patto di stabilità e si è “guadagnata” una sanzione di quasi 260 mila euro a causa dei conti in disordine. Disordine, ovviamente, voluto, finalizzato ad aggirare i criteri del patto di stabilità e fatto di piccoli e grandi “trucchetti” analoghi a quelli in uso a Reggio Calabria: si va dall’iscrizione all’attivo di crediti non esigibili, alla mancata riscossione dei tributi, all’introduzione nel documento contabile di poste atipiche per oltre 400.000 euro nel 2010, con i connessi rischi «di inficiare l’attendibilità del bilancio e … di possibile elusione dei vincoli di bilancio», all’uso ricorrente dell’anticipazione di tesoreria (che altro non è se non contrazione di debito ulteriore con la banca-tesoriere), al mancato pagamento dei fornitori e delle società di servizi, al fiorire di opere incompiute per mancanza di fondi (porto, polifunzionale lungomare, fiumarella, via Unità d’Italia).

Cambia Paola ha spesso puntato il dito sulle falle nella gestione finanziaria del Comune di Paola, quantificando in oltre 15 milioni di euro il debito dell’ente. Le risposte sono state talora elusive, talora ironiche, talora addirittura minacciose. Ci auguriamo adesso che quegli amministratori che hanno gettato la città nel baratro abbiano perso la voglia di ridere o gridare, così come lanciamo un monito severo alla nuova amministrazione: non crediate di poter (continuare ad) applicare il “modello Reggio” anche a Paola: ve lo impediremo. I cittadini non hanno bisogno di credere in sogni che, una volta passata la sbornia, si trasformano in incubi.

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