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SBIRCIANDO nella rete non potevamo non proporvi questo contributo di Paride Leporace.
Nel farlo tra le pagine di SBIRCIAPAOLA, proponiamo altresì che lo spettacolo teatrale “Toghe rosso sangue” tratto dall’omonimo libro dedicato ai magistrati uccisi in Italia, possa approdare nella città di Paola.
Ci piace volare alto, ci piace pensare, progettare, sviluppare idee. Immaginiamo una kermesse culturale che in due giorni possa far interagire i paolani con il cast e con l’autore del libro per parlare di teatro mettendo la ‘ndrangheta sul palcoscenico, per farla conoscere meglio a tutti, specie agli studenti delle nostre scuole.

LE TRAME E L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ANTIMAFIA

di PARIDE LEPORACE – “Vieni a Trame?” Da giorni un po’ dei miei circa 6500 amici di Facebook e dei 900 follewer su Twitter mi pongono questa domanda cui finora non ho avuto modo di rispondere.

La risposta è: “No, mi dispiace. Non vengo perchè non mi hanno voluto come quello della celebre canzone di Iannacci”.

Forse ho commesso un errore già l’anno scorso scrivendo un biglietto privato al sindaco Speranza lamentandomi di non essere stato coinvolto in una manifestazione cui sentivo un minimo di appartenenza. La missiva ebbe l’effetto di un ripescaggio in zona Cesarini e mi contaminai nella compagnia pensando che fossimo tutti dalla stessa parte.

Sono un ingenuo di natura e con troppo entusiasmo mi ero offerto per svolgere gratuitamente il ruolo di tutor a favore dei giovani volontari del festival, ma è evidente che tra tante prime donne un direttore di paese forse non serviva. Con altrettanta ingenuità speravo che il Festival dell’antimafia militante ospitasse lo spettacolo teatrale “Toghe rosso sangue” tratto dal mio libro dedicato ai magistrati uccisi in Italia perché mi sembrava il palcoscenico adatto per una piecè poco consona ai cartelloni dell’intrattenimento leggero e non a caso rappresentata a Scampia o alla Casa della cultura di Trastevere con la partecipazione straordinaria di magistrati e parenti di vittime.

E invece ho scoperto che questa narrazione non era gradita. Al telefono un esponente del Comitato antiracket lametino, nella solita zona Cesarini dell’ultimo minuto, mi chiede: “Tu che libro vuoi presentare?” Magari il mio, rieditato con gli aggiornamenti, ma capisco di non essere autore da best seller e propongo con determinazione lo spettacolo dei miei amici di “Les enfant Terribile” con la bella drammaturgia di Giacomo Carbone che parla di Calabria con poesia quando ammazzano a Torino il procuratore Caccia o che commuove tutti quando arriva il monologo della postina di via D’Amelio.

L’interlocutore balbetta e dice: “Ma sai gli spettacoli sono a fine serata, mi sembra una vicenda pesante, che annoia. Abbiamo scelto spettacoli più leggeri: Ficarra e Picone, i concerti, oggi ci vogliono cose più allegre”.

Resto perplesso, anche un po’ umiliato, lo saranno anche i miei amici teatranti quando apprendono il verdetto; non servirebbe spiegare che come musiche di scena abbiamo in scaletta Miguel Bosè e Lucio Battisti, resta solo il fatto che Borsellino e Adinolfi sono pesanti per Trame che forse grazie a Calvino insegue l’insostenibile leggerezza dell’antimafia lametina in salsa emergenzialista palermitana.

Non sono un dietrologo e non riesco a scorgere differenze che non siano culturali e di concezione. Forse, molto più banalmente non m’intruppo negli embedded delle procure e continuo a fare questo mestiere solo al servizio del lettore e a maneggiare materiali troppo pesanti per le leggerezze dell’antimafia da avanspettacolo. Senza rancore e speranza ma con amarezza da abatino breriano sulle mie bacheche continuerò a informare su “Trame”. Da lontano. E restando un appassionato lettore di Leonardo Sciascia mi permetto di dire: “A ciascuno il suo”.

SBIRCIATO su zoomsud.it del 21 GIUGNO 2012

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